Beni culturali e il tarlo degli egoismi istituzionali

Le risorse finanziarie, la sfida del “G8” e la fatica di camminare insieme

Esattamente un anno fa nasceva il “G8 Cultura”. Punto di equilibrio tra l’attualità (anche allora come in questi giorni fatta di episodi sconcertanti) e la storia di cammini ostinatamente non incrociati delle istituzioni in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali. L’iniziativa del Tavolo, probabilmente “subìta” più che costruita dalla condivisione dei soggetti attori, ha mostrato in realtà che i tempi per le convergenze sistematiche sui temi decisivi del territorio non sono ancora maturi. Quelli degli incursori incivili e del degrado progressivo invece lo sono a tal punto che oggi “incassano” i risultati ampiamente previsti.
Il “G8 Cultura” nacque a seguito della “decapitazione” di una delle statue di Mimmo Paladino all’interno dell’Hortus Conclusus, che resta, a un anno di distanza, sfregiata nel più generale degrado dell’opera del grande artista. Che non può essere restaurata per mancanza di fondi da parte del Comune e per l’assoluto silenzio degli imprenditori di fronte all’appello dell’Art Bonus lanciato sui siti della Soprintendenza e del Comune dove compare al momento una sola risposta, di poche centinaia di euro, che è quella degli studenti del liceo “Giannone” per il restauro degli affreschi dei Sabariani. L’art-taccagneria dei privati può essere un dato secondario, quello delle istituzioni lo è invece decisivo.
Istituzioni “taccagne” sul piano concettuale al di là della esiguità di fondi disponibili perché fondata sulla scelta delle priorità della loro azione sul territorio, nelle cui gerarchie la valorizzazione dei beni culturali, e di conseguenza delle politiche per il turismo, sono assolutamente secondarie nonostante tra le poche capaci di garantire un futuro di crescita e di sviluppo coerente e strutturale.

Le responsabilità

Di fronte a quanto accade in questi giorni in città ai danni del suo patrimonio storico, architettonico e culturale è decisivo distribuire correttamente le responsabilità che sono varie e collettive. Nel giro di poche settimane si è passati dall’auto kamikaze contro l’Arco di Traiano alla lenta operazione di ripristino del sito danneggiato, dal furto ai depositi del museo del Sannio al danneggiamento della Rocca dei Rettori. Tutto questo mentre si attende un nuovo importante flusso di turisti per il weekend pasquale, e poi per la prossima estate. I turisti continuano ad arrivare nonostante non decollino seri piani turistici (quello del Comune attende da 5 anni finanche il confronto preliminare in Commissione consiliare), visitano luoghi riconosciuti come patrimonio dell’umanità che versano in condizioni di degrado assoluto (tra tutti il chiostro di Santa Sofia) e a rischio di pericolose incursioni per mancanza di videosorveglianza (il museo del Sannio ne è privo da 12 anni e viene tutelato dal solo sistema di allarme). Gli enti locali faticano a far quadrare i bilanci, ma non si possono gestire i beni culturali giocando la carta della impotenza finanziaria. Alcune iniziative, tra l’altro, prescindono dalla consistenza delle casse comunali come nel caso della sciatteria in centro storico, denunciata da anni dalla Soprintendenza (dehors strapaesani e altre macchie di cafonìa), ma per la quale non si riesce da anni a porre rimedio.

L’ultima chiamata

Far trascorrere inutilmente l’ennesima fase di emergenza senza renderla opportunità di riflessione seria e di interventi decisivi e condivisi sarebbe gravissimo. Chiediamo alle istituzioni di autoconvocarsi attraverso il Tavolo del “G8 Cultura” e dare una risposta pubblica circa la volontà di rispondere in concreto, attraverso prime significative iniziative, alla crisi in atto sul fronte della tutela del patrimonio artistico e architettonico. Nessuno ripeta il lamento della mancanza di fondi ma ognuno trovi la forza di spendere la “moneta” dell’umiltà e dell’intelligenza creativa per affrontare pubblicamente la difficile ma straordinaria partita del “futuro nella storia”, tanto evocata ma mai giocata seriamente.

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ARCO E VIA TRAIANO: DAL DEGRADO ALLA SFIDA CULTURALE ED ECONOMICA

Tra i bassorilievi e le iscrizioni che caratterizzano l’Arco di Traiano vi è anche quella che riproduce la “Tabula Alimentaria” che l’imperatore sancì a favore del popolo. Segno di una strategia sociale e di una visione politica illuminata che oggi non sembra caratterizzare istituzioni, amministrazioni, sistema finanziario e finanche il mondo generico della solidarietà. Cosa penserebbe l’imperatore romano se oggi dovesse tornare e passare in rassegna uomini e cose che ne ricordano la grandezza, e fermarsi lungo la strada e sotto l’Arco a lui dedicati? Boccerebbe (all’epoca magari si usavano maniere più spicce) i suoi “consoli” chiamati a gestire il ricco patrimonio di storia e di cultura e a progettare un futuro meno incerto alle giovani generazioni.
Lo scempio ambientale e urbano che circonda il monumento rappresenta un punto di sconfitta: mancano programmazione e una seria volontà di valorizzazione di un bene culturale così importante.

Lo scenario, la sfida
Il traffico (in aumento considerata la nuova possibilità del doppio senso di marcia su viale dei Rettori) intorno all’Arco è uno spettacolo poco rassicurante per chi osserva la capacità di tutela del monumento, e le quinte che lo circondano non appare la migliore scenografia. Ma soprattutto la via Traiano, con le 28 vetrine spente (su un tortale di 33), rappresenta oggi la peggiore cartolina di una città che vuole ancora definirsi d’arte e cultura.
Occorrono idee e volontà politica, prima ancora che i finanziamenti, per certe svolte. Rete Campus Bn prova a portare un contributo in vista di una rinnovata attenzione all’area la cui valorizzazione coinciderebbe con una diversa attrazione della città sul piano turistico. Una sfida da affrontare a partire dai finanziamenti del nuovo bando di Fondazione con il Sud per i beni culturali. Quei finanziamenti vanno destinati a un valido progetto per riqualificare e rianimare il “contenitore urbano” dell’area-Traiano e non per il restauro dell’Hortus Conclusus. In questo caso si spinga invece per un intervento coraggioso e generoso degli imprenditori, che evitino così interventi-passerella ma si propongano per contribuire concretamente a progetti strategici per le sorti della città.
Si stringa un “Patto per Traiano” con i giovani e si prepari con loro una strada, questa sì affollata e viva, sulla quale possano transitare idee che portino, tra l’altro, all’isolamento dell’Arco, al recupero dei contorni urbani e al rilancio funzionale ed estetico dell’asse viario che porta al monumento. Parta da quest’area simbolo della città il tentativo di organizzare piani anti-emigrazione giovanile, laboratori di formazione e azioni concrete di politica delle vocazioni territoriali.

Il progetto
Promotore dell’iniziativa progettuale per il rilancio complessivo dell’area-Traiano è il Comune che avvierà una più intensa collaborazione con i proprietari dei beni privati (locali del cinema San Marco) e dei beni pubblici (i locali al piano terra di alcuni palazzi in via Traiano e quelli del palazzo ex Poste di proprietà del Comune e del Demanio).
Ente attuatore saranno cooperative e associazioni della provincia di Benevento.
Le linee di sviluppo e il finanziamento del progetto saranno dettate dalla quarta edizione del bando storico, artistico e culturale di FONDAZIONE CON IL SUD, sviluppando la formula sperimentata nella precedente edizione: ovvero chiedendo ai proprietari di immobili inutilizzati di metterli a disposizione della comunità locale, mediante sottoscrizione di regolare contratto di affitto, per un periodo di almeno 10 anni e, successivamente, rivolgendosi alle associazioni non profit per proposte di valorizzazione dei beni in chiave comunitaria. E’ possibile anche avviare attività di produzione di beni e servizi attraverso le opportunità concesse dall’altro bando governativo RESTO AL SUD da quale restano però escluse dal finanziamento le attività libero professionali e il commercio.
Per ogni soggetto richiedente è previsto un finanziamento massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la richiesta arrivi da più soggetti, già costituiti o costituendi, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro.
Tutti i lavori di adeguamento degli impianti alla normativa per l’agibilità dei locali saranno detratti dal canone annuale stabilito. Il Comune si riserva di avere a disposizione con programmazione annuale i locali per iniziative proprie di eventi in calendario.
Tra gli eventi possibili da concentrare lungo via Traiano e nello scenario dell’Arco: Premio Strega; Città Spettacolo; Cineforum nei fine settimana con le scuole medie e scuole superiori; Rassegne cinematografiche nei feriali per fasce di orario; Eventi e saggi delle scuole di danza e ballo presenti sul territorio provinciale; Concerti ed eventi teatrali e musicali per la stagione autunno-inverno-primavera; eventi multimediali; raduni di categorie professionali, di ordini religiosi, congressi, convegni. Esiste la possibilità di implementare altri usi grazie ai finanziamenti previsti di recente dalla nuova legge sui cinema.
Tutto questo dovrà essere speso nella consapevolezza che il contesto di via Traiano torni al centro di un movimento generale che veda protagonisti anche gli imprenditori che possano tornare a investire in questo posto attualmente grigio e desolato.

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UN EURO A STUDENTE PER SALVARE GLI AFFRESCHI

Dieci anni fa. Era il 2007, dai detriti degli scavi spuntarono gli affreschi, ormai noti in tutto il mondo come i «Sabariani». La cerimonia congiunta del ricordo della scoperta e del mancato restauro si svolge nella piazzetta che ospita, senza troppa «convinzione», l’antica cripta di epoca longobarda. Ci sono gli studenti, esponenti della società civile, tecnici e imprenditori.

«Resistete!», è il grido lanciato verso il sito archeologico. Gli affreschi lottano per la sopravvivenza, perché non si riducano in briciole. Tre anni fa l’allarme per la loro sorte. Oggi ancora silenzio sul restauro, ritenuto urgente sin dall’inizio della loro nuova vita. «Ammazzati» quasi nella culla, si cerca ora di rianimarli. Dal reparto di terapia intensiva, tra una visita e l’altra, non si è ancora riusciti a trasferire gli affreschi almeno in corsia dove praticare terapie meno convulse.

La notizia è che in soccorso dei «familiari» diretti degli affreschi in coma (Soprintendenza e Comune) arrivano i parenti, spesso considerati alla lontana. Gli studenti delle scuole cittadine sono pronti a versare un euro a testa per salvare le opere d’arte. La loro disponibilità è già contagiosa. Nel corso dell’incontro in piazza Sabariani, promosso da Rete Campus Bn nell’ambito del progetto «Città a scuola, scuola di città», i rappresentanti della Fondazione Cotroneo annunciano la loro partecipazione alla campagna di sostegno economico (la cifra messa a disposizione potrebbe raggiungere anche i 50.000 euro) ma soprattutto si dichiarano disponibili a seguire il più articolato progetto per le scuole, soprattutto a favore della conoscenza e tutela dei beni culturali. «Siamo pronti a condividere qualsiasi azione venga posta in essere per la valorizzazione della città storica e dei suoi tesori d’arte – afferma Gianraffaele Cotroneo -. Lo dico per una questione affettiva, nel caso degli affreschi, ma più in generale perché ritengo che occorra dare una svolta di mentalità e assecondare con maggiore concretezza gli sforzi della parte più responsabile e appassionata della società civile».

Appunto, la passione. La campagna «Un euro per i Sabariani» è nata nel corso del Citywatching che Rete Campus promosse con gli studenti nel maggio scorso. Pasquale Abbatiello, all’epoca alunno del liceo Giannone, salì sul tetto della cripta e propose l’idea. «Non potremmo sopportare – ora dice -, come studenti e giovani della città, che si perdano dei capolavori per l’incuria e la pigrizia delle istituzioni. Proviamo a fare qualcosa di concreto anche noi. Sono convinto che da questa prima tappa nasceranno azioni più consapevoli per la rinascita del territorio». La raccolta fondi nelle scuole ha soprattutto un grande valore simbolico. Nella attualità dell’emergenza però vanno inseriti i 50.000 euro deliberati dal Comune e facenti parte del piano di ristoro ambientale da parte di Terna per gli espropri e i lavori di elettrificazione. Sarebbero bastati secondo alcune perizie, poi la somma occorrente è lievitata.
Ricordiamo che nel piano di gestione del nascente sito Unesco «Longobardi in Italia: i luoghi del potere», si fa esplicito riferimento ad una messa in sicurezza della cripta e alla sua apertura al pubblico. Nulla di tutto questo è avvenuto in 10 anni, a parte la costruzione di una copertura provvisoria.

L’offensiva, annunciata nel decennale in piazza Sabariani, va nel segno della collaborazione con le istituzioni e non riguarderà solo il sito archeologico ma l’intero percorso medievale. «Intanto per gli affreschi – afferma l’architetto Piergiorgio Romano – potremmo anche immaginare, se le condizioni ambientali dovessero risultare a rischio, di proporre di trasferirli e musealizzarli all’interno della restaurata chiesa di Santa Teresa che è di proprietà dell’Università del Sannio».

STUDIO E RESTAURO DELLA CITTA’ MEDIEVALE
Patto Scuola-architetti-Ance-Fondazione Cotroneo

Se per gli affreschi dei Sabariani si festeggia il decennale del ritrovamento (ma anche il ricordo del mancato restauro), siamo quasi al quarantennale per i ponteggi in legno collocati al di sotto degli stupendi pontili medievali che si trovano a pochi passi dal sito archeologico e dall’Arco di Traiano.
Ponteggi che ricordano il terremoto del 1980 ma che rappresentano il simbolo del degrado in centro storico e dell’incuria permanente rispetto a una fetta di città assolutamente strategica per la valorizzazione dei suoi beni culturali.

Anche questi pontili di epoca longobarda, come gli affreschi, rientreranno nell’azione condivisa tra studenti e associazioni professionali inserita nel progetto «Città a scuola, scuola di città» promosso da Rete Campus Bn dallo scorso anno per contribuire a creare le condizioni affinché la scuola torni a essere anche un formidabile terreno di coltura della partecipazione civile e democratica. Il tentativo coinvolge dieci istituti di istruzione superiore della città e punta a «contribuire in maniera sistemica al recupero di conoscenza e di condivisione attiva del territorio e delle sue complesse dinamiche sino a trasformare i giovani in protagonisti efficaci e permanenti del vivere quotidiano». Ma anche del loro futuro che possa essere possibilmente non identificato in quel biglietto di sola andata verso altre città.

Si parte con il portare a scuola la città, la sua storia, le sue potenzialità economiche, l’attività politica, quella delle varie istituzioni, e fare in modo che la scuola contribuisca a rilanciare, a vantaggio del territorio, azioni concrete e competenti e una sana passione civile, «in un contesto fortemente condizionato da disegni strumentali e da una logica di deleghe permanenti tra l’indifferenza e la rassegnazione». Il progetto di cittadinanza attiva prevede di far crescere disponibilità meno «svogliate» da parte dei giovani studenti rispetto a quelle concesse a percorsi oltre le mura considerati quasi obbligatori e divenuti anch’essi di stucchevole routine. Gli studenti creeranno un Osservatorio permanente Scuola-territorio, con la partecipazione di rappresentanti di ogni istituto, che diventerà lo strumento operativo del progetto.

Appunto, operatività. Proprio nel giorno di cui gli studenti scioperano per una revisione del programma governativo di alternanza scuola-lavoro, da piazza Sabariani nasce un piano concreto in condominio tra studenti, specialisti, tecnici e associazioni. Riguarda la bonifica e il restauro del percorso medievale, forse l’area più degradata della città, una discarica in mezzo a pontili e reperti archeologici conficcati in ogni muro.
Un programma ambizioso ma che esplorerà opportunità del tutto nuove, anche in materia normativa. L’annuncio, nell’ambito della «cerimonia» per il decennale del ritrovamento degli affreschi longobardi. Con gli studenti, per i quali si attiveranno laboratori specifici, scendono dunque in campo l’Ance (associazione dei costruttori), la Fondazione Cotroneo, la Federarchitetti (sezione di Benevento), il pool di esperti di Rete Campus Bn, associazioni culturali, i volontari del Fai ed esponenti di movimenti ambientalisti.

«Siamo disponibili a raccogliere la sfida Potremmo puntare a un protocollo che preveda un intervento di soggetti privati in questa parte di patrimonio storico della città – spiega Mario Ferraro, presidente dell’Ance sannita -. Contribuiremo al progetto delle scuole che evidentemente è da estendere a quanti hanno a cuore le sorti della storia e della cultura di Benevento». L’Ance terrà la sua terza giornata di studio, il prossimo anno, proprio sui beni culturali, e sarà in prima linea ora nel percorso proposto da Rete Campus favorendo l’inserimento degli studenti in attività di alternanza scuola-lavoro. Stessa ipotesi operativa, con la possibilità di un concorso di idee preliminare, quella formulata dal presidente nazionale di Federarchitetti Nazzareno Iarrusso. «Avvieremo protocolli con la rete degli istituti che aderiscono al progetto – dice – facendo in modo che la formazione sui beni culturali possa avere immediatamente occasioni di applicazioni pratiche su un obiettivo che riteniamo anche noi di estrema urgenza per la città».

Via ai lavori, dunque. Entro la conclusione dell’anno scolastico sarà presentato un progetto tecnico esecutivo di sistemazione del percorso medievale e resi pubblici i risultati del lavoro degli studenti con riferimenti anche alla promozione turistica e alla toponomastica cittadina.

FORMAZIONE ALLA CITTA’ TRA TEATRO E TOPONOMASTICA
“Il teatro delle strade”

Farà parte integrante del protocollo che sarà stipulato tra scuole, Rete Campus, Federarchitetti, Ance e Fondazione Cotroneo. Sarà uno dei prodotti finali del programma annunciato in piazza Sabariani nel corso della commemorazione dei dieci anni degli affreschi. Si tratta del laboratorio creato per la conoscenza e valorizzazione della città e della sua storia attraverso la toponomastica. Sarà infatti avviato il progetto «Il teatro delle strade». Gli sudenti, con l’aiuto di storici e di registi teatrali studieranno i personaggi ai quali sono intitolate le strade del centro o delle periferie urbane e realizzeranno uno spettacolo sul campo per raccontare la storia del suo intestatario e le ragioni della scelta del Comune.

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Benevento, capitale della cultura alla memoria.

Restauri e valorizzazione dei beni culturali. Il ministro Franceschini ha annunciato un secondo pacchetto significativo di fondi, dei 133 milioni complessivi stabiliti, da distribuire a vari siti bisognosi di interventi. 35 milioni sono destinati alla Campania. Non pare che qualche spicciolo sia rivolto a monumenti o bene culturale della provincia di Benevento. Spiccano, invece, cifre come i sette milioni a testa per la Reggia di Carditello, Bosco di Capodimonte, Reggia di Caserta e per l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere (che non risulta essere un patrimonio tale da essere preferito almeno a cinque dei più importanti siti culturali di Benevento bisognosi di restauri o manutenzione straordinaria), quattro milioni per il Rione Sanità e le catacombe a Napoli, e tre milioni Giffoni multimedia valley.

Il ministro “amico” e i progetti così così
Se si sia voluto fingere di non conoscere la valenza culturale e storica di Benevento ci si sarebbe potuto almeno ricordare del rapporto di amicizia, citato spesso dal sindaco, tra Mastella e Franceschini, visto che certe distribuzione di fondi avvengono anche secondo questo tipo di canali preferenziali.
C’è un altro, legittimo, interrogativo da porre: gli uffici di settore hanno mai presentato, se fosse stato richiesto, una domanda con relativi progetti? Questa, si sa, è una delle note dolenti anche di questa nuova amministrazione comunale, manifestatasi già per altri buchi clamorosi nei mesi scorsi, primo tra tutti la bocciatura, per “manifesta inferiorità” del progetto proposto per il restauro degli affreschi dei Sabariani (quasi ultimo sui 150 prodotti alla Regione da tutti i comuni).
Resta il dubbio che, a parte la difficoltà nella quale si muove la giunta comunale, tra adeguamenti politici ed equilibrismi di giornata, che possa esistere una macchina amministrativa non proprio composta da cervelloni. Forse più che un dubbio, anche alla luce di quanto accaduto per la presunta candidatura della città a capitale italiana della Cultura 2020. Una ipotesi legittimata dalla storia e la tradizione di Benevento.

Il mistero del dossier
In realtà la candidatura, a parole, era stata annunciata al Mibact, ma il 15 settembre negli stessi uffici del ministero non si è poi manifestato alcun dossier, unica credenziale concretamente richiesta da Roma per consentire alla città misurarsi con le altre 46 candidature come specificatamente previsto dal bando. A produrre un dossier c’è riuscita invece Telese Terme. In alcuni casi, come a Ravello, l’evento è stato celebrato come fosse addirittura già stata vinta l’Olimpiade” della cultura. A ottobre il Mibact esaminerà le varie candidature, a novembre i selezionati dovranno passare le audizioni, a gennaio 2018 si saprà il nome della città candidata a capitale italiana della Cultura per il 2020.
Indipendentemente dalle possibilità di successo della candidatura, Benevento non ci sarà. Ancora una volta la città non è stata in grado di mettere insieme competenze, energie amministrative, personalità del mondo della cultura, associazioni e sigle tali da preparare intanto almeno una documentata relazione. Le priorità, si dirà, sono altre. Intanto però quel percorso il cui inizio sembra sempre dietro l’angolo, che possa identificare definitivamente la città attraverso le sue grandi potenzialità sociali e culturali, non si riesce a compiere.
I testimonial possibili del futuro della città, invece, stanchi di rivendicare maggiore impegno a favore della cultura, scelgono di “firmare” altre città (Paladino punta su Brescia) e la società locale non sembra riconoscersi ormai in un percorso che preveda tanti piccoli gesti e disegni, quotidiani e straordinari, che portino alla valorizzazione della cultura come concreto fattore di sviluppo, nonostante cartelloni, rassegne, eventi e passerelle per improbabili protagonisti dietro la scena. Imprese come la candidatura al riconoscimento di capitale della cultura non si costruiscono sul marciapiede ma con professionalità e determinazione. Un lavoro che non sembra però nelle corde della politica attuale né in quelle di una società locale povera di slanci. E, intanto, tutti per sentirsi orgogliosi di qualcosa sono costretti a ripensare a quella capitale della cultura che fu Benevento, a furor di popolo e fortunatamente senza dover presentare alcun dossier per ottenere riconoscimenti ufficiali, nel Medioevo. Una forza sancita dalla storia che però oggi, in vista dell’arrivo a dicembre della mostra nazionale sui longobardi, rischia di non essere più riconosciuta considerando per esempio i ritardi con i quali ci si prepara all’evento.

Campus citywatching, buona la prima.

Nel mirino dei ragazzi c’è finalmente la città. E non certo per vandalizzarla, ma per scoprirla in maniera diversa e magari riuscire a curarne le ferite. Una città ritrovata da parte di quasi trecento studenti degli istituti secondari superiori che hanno avviato un percorso, promosso da Rete Campus Bn intitolato «Città a scuola, scuola di città» per una partecipazione attiva alla vita e alle problematiche del territorio.

Si sono guardati intorno in maniera consapevole, aiutati da alcuni storici, architetti ed esperti appartenenti alla rete di cittadinanza attiva, e dagli stessi docenti referenti.
Il primo Citywatching, nel quale i ragazzi si sono immersi con entusiasmo, ha consentito di puntare le loro macchine fotografiche o i cellulari su angoli affascinanti e misteriosi, ma anche su squarci di assoluto degrado.

L’esplorazione è partita da viale San Lorenzo, con prime tappe lungo il fiume Calore e dinanzi al monumento del Toro Apis e alla torre della Biffa. Quest’ultimo reperto, in epoca longobarda e nei secoli successivi era destinato alla funzione di avvistamento dei segnali premonitori di un’alluvione del Calore e riusciva nel suo compito grazie anche ai piccioni viaggiatori. Le attuali tecnologie non riuscite a imitare la «torre» nel caso della devastante alluvione del 2015. La modalità d’impatto degli studenti con l’«asse della bellezza» (l’intero centro storico), al quale era dedicata questa prima esperienza di Citywatching, è stata improntata al confronto tra la storia della città e la sua attualità.
I giovani esploratori si sono fermati nell’area dei bagni romani e nelle stradine con i resti di epoca imperiale incastonati nelle abitazioni ristrutturate, poi in piazza duomo e in piazza Orsini, nel palazzo arcivescovile, davanti agli scavi-immondezzaio dell’ex basilica di San Bartolomeo, lungo il corso Garibaldi, dinanzi all’obelisco egizio, nella piazza Sabariani sulla cripta con gli affreschi ancora da restaurare, nel reticolo di pontili medievali ormai fuori uso, all’Arco di Traiano, in piazza Piano di Corte, davanti al teatro San Nicola, intorno al complesso San Vittorino, in commemorazione dinanzi al teatro comunale, in piazza Santa Sofia e alla Rocca dei Rettori, inerpicandosi fino al tetto-terrazza.
In molti casi si sono svolte soste di riflessione durane le quali gli studenti hanno proposto anche eventuali azioni concrete da compiere per porre rimedio alle «ferite» prodotte dall’incuria e dal vandalismo, e per salvaguardare in futuro l’immenso patrimonio storico e artistico con una più diretta condivisione delle sorti del territorio.
Le scuole che hanno aderito al Citywatching, e nelle quali dal prossimo anno scolastico saranno istituiti i gruppi d’istituto dell’Osservatorio scuola-territorio, sono: liceo artistico «Virgilio»; liceo scientifico «Rummo»; liceo classico «Giannone»; liceo «de La Salle»; istituto «Galilei»; istituto «Rampone-Palmieri-Polo»; istituto «Lucarelli»; istituto «Alberti».
I risultati del Citywatching saranno pubblicati su un apposito sito (www.beneventopartecipata.org) creato per l’Osservatorio, i ragazzi protagonisti dell’esperienza inseriranno le foto scattate con allegate riflessioni e proposte. Applicheranno un bollino rosso a quelle situazioni che ritengono emergenze e il bollino verde alle altre che costituiscono delle risorse.
Un gruppo di alunni del liceo artistico ha già realizzato un film documento con immagini dell’anfiteatro sotterraneo, dei siti Santi Quaranta e Morticelli, e del rione Triggio. Un lavoro è stato anche svolto da alcuni alunni dell’istituto «Galilei».
Nel corso dell’estate, nell’ambito del «Campus solare», gli studenti si concentreranno su due azioni di lavoro pratico relative alla sistemazione di angoli artistici e storici ma problematici. A settembre scenderanno in campo per riproporre il protagonismo giovanile attivando l’Osservatorio studentesco con la collaborazione di alcuni docenti.
L’idea portata avanti da Rete Campus è quella di un «Condominio Benevento» in cui la migliore conoscenza del territorio e delle sue complesse dinamiche possa favorire pratiche virtuose di cittadinanza attiva nell’ambito del vivere quotidiano, e naturalmente una maggiore partecipazione.
Nello specifico si tenta di portare a a scuola la città, la sua storia, le sue potenzialità economiche, l’attività politica, quella delle arie istituzioni, e fare della scuola un laboratorio di rinascita di passione civile.

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Citywatching, gli studenti esplorano la città.

Si è completata la prima parte del percorso avviato con gli studenti di otto istituti secondari superiori nell’ambito del progetto “Città a scuola, scuola di città” che ha consentito un importante confronto sul tema della partecipazione e del bene comune. Cittadinanza attiva e impegno concreto nel “Condominio-Benevento” appaiono coordinate decisive per rilanciare il protagonismo giovanile e condividere con i giovani forse le ultime speranze di tenerseli stretti ed evitare che spendano la loro risorsa esistenziale, le loro competenze e la loro creatività in altri Paesi.
A conclusione del primo assaggio di progetto che sarà sviluppato ampiamente nel prossimo anno scolastico, è stata programmata una giornata speciale di condivisione.

LUNEDI’ 29 MAGGIO, a partire dalle ore 8, esperienza di “CITYWATCHING”, esplorazione critica della città a caccia di risorse e criticità. Il raduno è fissato nel piazzale antistante l’istituto industriale “Lucarelli” al viale San Lorenzo.

Si tratta di una occasione speciale per incrociare lo sguardo di città degli adulti finalmente con quello dei giovani.
Al progetto complessivo aderiscono: il liceo classico “Giannone”, il liceo scientifico “Rummo”, il liceo artistico “Virgilio”, il liceo “de La Salle”, l’istituto tecnico industriale “Lucarelli”, l’istituto “Alberti”, l’istituto “Galilei-Vetrone”, l’istituto “Rampone-Palmieri-Moro”.

Il progetto, lo scenario
L’obiettivo è la costituzione di nuclei di base d’istituto (all’inizio del prossimo anno scolastico si aggiungeranno due scuole medie inferiori) che comporranno il primo Osservatorio permanente “Scuola-territorio” gestito esclusivamente dagli studenti.
“Rete Campus” fornirà supporti culturali e strumenti logistici per contribuire alla realizzazione degli obiettivi che fisserà l’Osservatorio. Tra le iniziative già avviate, in collaborazione con Unisannio, quella dei seminari sui temi di attualità cittadina, in particolare sui significati del dissesto negli enti locali, e confronti sull’economia locale legata alle opportunità lavorative dei giovani.
Si tenta di portare a scuola la città, la sua storia, le sue potenzialità economiche, l’attività politica, quella delle varie istituzioni, e fare della scuola un laboratorio di rinascita di passione civile e di partecipazione attiva.
Tra gli obiettivi: creare un ponte tra la didattica scolastica e la città come luogo dell’”abitare”; introdurre i giovani studenti nella visione di un “condominio Benevento” dove nascano nuove relazioni, dove tutti rispettino gli altri, ne colgano con apertura sincera le risorse e le potenzialità; declinare diritti e doveri in un’ottica di partecipazione sociale e politica; sperimentare la responsabilità diretta, singola e collettiva, nel rispetto delle regole; contribuire ad avvicinare i giovani studenti alle loro possibilità di futuro e immaginare insieme i percorsi perché questo possa realizzarsi senza essere costretti a emigrare altrove. In questo contesto il tema decisivo è quello della partecipazione. Esso assume un valore assolutamente straordinario in una società dove ogni forma di coinvolgimento è fortemente condizionato da disegni strumentali o da una logica di deleghe permanenti favorite dall’indifferenza e dalla rassegnazione.
La proposta è stata accolta dagli studenti e sarà articolata con i loro stessi suggerimenti nel loro percorso di studi ed esclusivamente nell’ambito scolastico.
Tappe tematiche
– Funzionamento delle principali istituzioni del territorio
– Scelte strategiche in materia di cultura e di beni culturali
– Arte e spettacolo come risorsa giovanile e opportunità occupazionale
– Sviluppo, progetti e finanziamenti europei e regionali
– Economia, sistema delle imprese e elementi di impresa sociale
– Piano urbanistico e rispetto della qualità della vita
– Paesaggio urbano, ecologia e benessere sociale
– Dissesto economico del Comune e sinergie in un contesto di crisi
– Dialogo intergenerazionale, opportunità per recuperare la memoria collettiva
– Accoglienza e valorizzazione delle differenze
– Diritti e doveri civici in ambiente urbano
– Associazionismo, reti di volontariato culturale e sociale.

Modalità concrete
– Confronto con esperti o rappresentanti istituzionali
– Laboratori specialistici e ricerca dati e informazioni
– Indagine sociologica su economia e giovani nel Sannio
– Sperimentazione di governo partecipato della città
– Interventi di denuncia sulle emergenze cittadine e contributi concreti
– Cicli di cineforum, concerti a tema e recital sul rapporto giovani-città
– Sito internet dell’Osservatorio scuola-territorio e collegamento tra gli istituti
– Esperienze di “social street”
– “Adozione”…a vicinanza degli assessori comunali.

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Opere pubbliche tra bilanci e “sbilanci”

Su 213 milioni di euro nel triennio il 54,82% per nuove costruzioni e solo l’8,82% per il recupero, restauro e manutenzione dei beni culturali.

In Consiglio comunale arriva il programma triennale delle opere pubbliche unitamente al documento contabile.
Nell’elenco delle opere (descrittivo singolarmente con relativo importo) mancano interventi che consideriamo decisivi, a dimostrazione di una pervicace “distrazione” su aree tematiche strategiche per il territorio, prima di tutte quella relativa alla qualità della vita e alla valorizzazione dei beni culturali.

L’Hortus dei sospiri
Tra le assenze nella lista, alcuni interventi programmati (a esempio quella del restauro dell’Hortus Conclusus) che invece dovrebbe trovarsi ai vertici di un piano efficace e politicamente attento ai possibili scenari di sviluppo territoriale. Accertata la difficoltà, anzi la impossibilità al momento di un’azione di mecenatismo da parte dei privati, non si vede la ragione perché, con apposita motivazione che dimostri quali siano le reali scelte di questa Amministrazione, il Comune non debba impegnare uno spazio rilevante della sua programmazione a sostegno della ristrutturazione e valorizzazione definitiva di uno dei beni più ammirati esistenti in città, più volte segnalato da numerosi “docenti” di promozione dei tesori d’arte e cultura (ultimi Felicori, Buonomo e Della Valle) come “capace quasi da solo di rilanciare Benevento e dare speranza anche alle giovani generazioni in chiave di organizzazione sistemica del turismo”.
Nel programma triennale delle opere pubbliche mancano anche interventi nell’area Unesco di Santa Sofia (naturalmente da concordare complessivamente con gli altri enti titolari dei beni, e cioè Provincia e Ministero dell’Interno). Inoltre sono scomparsi dal piano gli interventi ai singoli teatri (De Simone con la sua area e San Nicola) mentre è richiamato il consueto importo (510.000 euro, in parte spesi) per il teatro Comunale. Non vi è traccia per un intervento sul Parco della Villa comunale, così come della ripresa area del Malies in carico al Comune con il suo importante sito archeologico. E tante possibili iniziative non sono state previste e invece avrebbero garantito un netto miglioramento della qualità di vita e una diversa condivisione di città.

Pip, “area di parcheggio”
Di contro l’impronta per il consumo del suolo è devastante. Su 213 mln di euro nel triennio il 54,82% sarà destinato a opere stradali o comunque nuovo costruito mentre solo l’8,82% al recupero, restauro e manutenzione dei beni culturali.
Considerate queste premesse, c’è da credere che forse sia un bene che questa Amministrazione si stia dimostrando incapace di intercettare risorse visto come pensa di spenderle, proseguendo l’opera devastante iniziata da quelle precedenti.
A conferma di un trend che cristallizza orientamenti di vecchia politica, distante dalle reali esigenze del territorio, si rileva che nel programma delle opere pubbliche vengono previste decine di milioni di euro da investire nell’area PIP (divenuta costosissima “area di parcheggio”) con relative infrastrutture di collegamento nonostante di industrie se ne vedano poche, e forse non appaiono più la soluzione ai problemi economici, né tantomeno sarà mai più realizzata la tanto strombazzata piattaforma logistica (la sconfitta di questa ipotesi realizzativa, unita al “ciao” di Poste Italiane e del suo Data Center, furono la dimostrazione più evidente della debolezza del ceto politico e della sua assoluta mancanza di potere contrattuale).
Meno investimenti, dunque, in opere relative all’area PIP (basta molto meno delle cifre preventivate considerando che non appare quella la migliore pista di lancio della città sulla strada dello sviluppo) e pensare seriamente a consentire che buona parte delle varie aree PIP, non solo della città, vengano destinate invece alla ripresa dell’agricoltura e all’avvio di aziende agricole innovative, organizzate e gestite da giovani imprenditori.
Occorrerebbe modificare la cultura che fa da sfondo a certe importanti scelte, che peraltro non possono essere organizzate solo nell’ambito di settori tecnici ma maturate soprattutto seguendo un pensiero e un’idea di città, descritta in parte nel programma di mandato del nuovo sindaco.

“Rete Campus” chiede di:
ripensare e rimodulare il programma delle opere pubbliche, o riconvertirne per il futuro l’orientamento, con senso di responsabilità soprattutto rispetto ai giovani cittadini;
ridurre l’impatto delle nuove costruzioni su una urbanizzazione già sovradimensionata;
adeguare le proporzioni del piano di spesa in funzione di interventi più decisi a favore della qualità della vita e la valorizzazione dei beni culturali e della promozione turistica come strumenti di crescita sociale ed economica;
aprire canali di confronto con le realtà espressioni della società civile su certe scelte fondamentali, e fare in modo che non accada più quanto successo nel caso della stesura del “regolamento dei beni comuni”, richiesto con forza dal popolo delle associazioni e del volontariato ma redatto senza aver ascoltato nessuna componente di questo articolato mondo.

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