Campus e il dovere di non “sprecarci”

Documento di indirizzo dei “gruppi-obiettivo” 2016-2017

Torniamo sulle definizioni, non autorizzate, di Campus. In una fase di svolte è operazione molto utile per evitare confusioni e per rendere produttiva un’esperienza complessa come la nostra. Il dovere cioè di spenderci con armonia e non “sprecarci” magari attraverso “rovesciate spettacolari” fini a se stesse e contrarie a una coerente creazione collettiva.

Definire per vivere

Innanzitutto, siamo un incubatore di partecipazione. Prepariamo un nuovo clima di condivisione, più leggero e meno impositivo, senza sovrastrutture, in cui si possa leggere il contesto in maniera organica, salvando le autonomie e gli interessi dei singoli ma anche le loro appartenenze, ideologiche, culturali e associative.

Si evita così di proporre “analisi a fette” e offrire invece un contributo di studio integrato per dare via ad azioni che nascano da una oggettiva utilità, rispetto agli scenari presenti, per la comunità locale. Partecipazione, dunque, la parola d’ordine. Ma un partecipare consapevole, che sappia incidere sulle strutture senza strumentalizzazioni e in maniera lucida e responsabile, contrastando i progetti dannosi e contribuendo alla definizione di buone prassi di democrazia e di governo delle scelte. L’analisi del voto al Comune ci consegna, come è noto, la consapevolezza di un cantiere ancora aperto sulla strada del rinnovamento. La scelta del modello-Mastella è un passaggio quasi involontario, imposto dalla difficoltà di declinare un programma di autentico cambiamento. Mastella paradossalmente ha rappresentato l’unico “prodotto” pronto per l’uso in un clima di elaborazione faticosa e altalenante di una visione di comunità e quindi di città.

Come previsto nei mesi precedenti le elezioni, dunque, il vero campo di azione di questa nostra esperienza sono i 5 anni tra un’elezione e l’altra, quel periodo in cui la democrazia è veramente messa in panchina. La democrazia non è votare ogni cinque anni ma quello che accade tra una elezione e l’altra. La “vacanza” civica tra due tornate elettorali è il vero potere delle istituzioni che sfruttano la debolezza delle voci dal basso. Non è un caso che le iniziative di Campus siano state salutate con entusiasmo fino a quando rappresentavano una variabile suggestiva nel rapporto con la politica e viste ora come fastidioso grattacapo per quanti hanno ormai avviato la dura stagione dell’equilibrismo nella gestione del Palazzo. Già sfuma l’interesse per l’esterno, per le idee, per le esperienze di base, e torna puntuale il bisogno di “capire” a piccole dosi e con il minor numero possibile di persone. E in questo imbuto relazionale finiscono per infilarsi solo quanti si propongono per conto di o imposti da.

La città parallela

Il rischio, è vero, potrebbe essere quello di una città parallela dove si costruiscono modelli alternativi ma senza consumo reale. Sul piano della formazione alla comunità questa realtà, pur se ambigua, avrebbe il valore di contribuire a cambiare l’attuale cultura degli elettori e ristabilire la proporzione tra domanda e risposta. Ma questo avrebbe senso solo se si lottasse contestualmente per realizzare incroci vitali con le strutture di governo da cui dipendono le scelte concrete per il futuro di donne e uomini di questo territorio. Da qui l’insistenza per un piano condiviso di partecipazione, di una laboratorio autentico di democrazia (elezione dei consigli di quartiere, piazza telematica, referendum consultivi, ecc.). Le azioni simboliche e concrete fin qui prodotte, a esempio, pur se accolte con interesse, non sono riuscite a sollecitare riflessioni sulla sostanza ma solo reazioni (entusiastiche o preoccupate) sulla forma.

Interessante notare che il documento per rivendicare un modello di governo partecipato, con richiami allo statuto comunale e proposte concrete, protocollato al Comune e destinato a sindaco e capigruppo, non ha avuto alcun riscontro. E’ la conferma che, nell’immersione faticosa nei temi più propri della gestione, passano in second’ordine quelli legati alla crescita etica, politica e culturale della comunità. Eppure, come nel caso dei “cartelli umani”, certe iniziative non sono semplice provocazione ma “sdegno gentile e programmatico” che richiama a un dovere ordinario di cura della città e delle sue prospettive. La tendenza è derubricare certe iniziative a semplici dimostrazioni spettacolari, critiche generiche, invece di considerarle laboratorio di cittadinanza attiva, quindi di gestione condivisa di un territorio.

Il caso Alzheimer

Tra le iniziative intraprese, una sembra poter coniugare protesta, proposta e azione. Si tratta del progetto A.M.A. che, ponendosi come obiettivo interventi concreti a sostegno dei malati di Alzheimer e dei loro familiari, rappresenta una modalità comprensiva di tutte le caratteristiche dell’esperienza di Campus. Si è partiti dallo studio e l’analisi del fenomeno di carattere socio-sanitario, la collocazione temporale, quindi la ricerca e la definizione di un quadro oggettivo, infine l’individuazione del campo operativo e la proposta di una strategia di condivisione. Di fronte all’entità del problema, le cifre allarmanti, la carenza se non l’assenza di soluzioni, si è deciso uno spazio d’azione in cui volontariato, professionalità dedicate e capacità progettuali potessero incrociare le istituzioni per interventi mirati e funzionali non solo alle categorie interessate dal problema ma all’intero contesto sociale.

Campus, cioè, inquadrando analiticamente la complessità del territorio, la globalità delle attese inserite nella precarietà delle soluzioni, individua scenari di settore in cui portare il proprio contributo attivo, coinvolgendo le istituzioni specifiche. In questo caso Comune e Asl. Così con l’Alzheimer si svela un mondo di sofferenza e di disagio per migliaia di famiglie, la mancanza di strutture specifiche, l’approccio incerto del mondo scientifico, la scarsa qualità delle relazioni interpersonali, l’insufficienza delle politiche sanitarie e di prevenzione, l’impreparazione dei soggetti sul campo. Ma emerge la distrazione di fatto, nonostante le operazioni di facciata, sulla realtà più generale degli anziani. Il progetto A.M.A. ha, non a caso, come titolo “La memoria degli altri”, perché si recuperi quella dell’intera comunità mentre si cerca di rendere sostenibile il dramma delle famiglie di quanti l’hanno già persa.

La rete possibile

La cifra di Campus è aggregare mondi diversi ma capaci di interagire in maniera concentrica, mantenendo le caratteristiche individuali e modellandole sull’insieme. Si avvia un impegno concreto in un segmento sociale ben distinto quando esso è stato inserito in una prospettiva di bene comune, non un intervento su fette di comunità ma azione capace di incidere sulla più complessa condizione di un territorio. La rete orizzontale, così costruita, diventa funzionale a programmi unitari e non finalizzata a occupare un “angolo” della piazza nella convinzione che progressivamente possa estendersi fino a comprenderla tutta. Politica e democrazia si fondano sulla crescita di consistenza dei valori che danno senso a quell’”angolo” perché contribuisca con maggiore intensità alla costruzione dell’insieme. Non truppe di occupazione, in sostanza, ma rispetto dell’autonomia delle parti, ecco la definizione di una rete virtuosa che non replichi le regole e le convenzioni dei gruppi di appartenenza così che ognuno possa portare, senza riduzioni strumentali, il suo contributo attivo sulla scorta delle rispettive vocazioni civili.

Se l’esperienza introdotta del 2014 sta dando qualche frutto, ritengo, si debba anche al fatto che Campus non si sia strutturato secondo i canoni convenzionali di un’associazione o un movimento. Non abbiamo (ancora) formalizzato alcun tipo di struttura associativa con registrazioni, elezioni di consigli direttivi, collegi di probiviri e revisori dei conti, ma applicato una sociologia dei gruppi fondata sull’articolazione di un sistema aggregativo leggero e su una forma neo-spontaneistica dell’impegno comunitario. Ai consigli subentrano cioè i “gruppi di continuità” e i settori tematici o ambiti vengono sostituiti dai “gruppi-obiettivo”. Fino a quando questa formula funzionerà (potrebbe però rivelarsi necessario in qualche momento del percorso una diversa organizzazione) possiamo dire di avere assicurato senso e vita alla rete ma anche favorito quella che ritengo debba essere la seconda definizione da attribuire a Campus, quella di comunità di recupero per ego-dipendenti. Una esperienza, questa, che dovrebbe coinvolgerci tutti costringendoci ad ammettere continuamente di non essere autosufficienti, né migliori degli altri, tantomeno decisivi nei percorsi di vita, in quelli esistenziali e di comunità, nella considerazione e nella consapevolezza dei gesti da compiere.

Una palestra per la riabilitazione dell’idea di noi stessi e per “liberare” quelle idee straordinarie e originali che ognuno elabora e sviluppa perché possano correre verso le altre.

La campagna d’autunno

Non lasceremo cadere l’impalcatura che abbiamo posto a monte del nostro cammino, né i primi frutti dell’esperienza avviata. Tutto quello che andremo a definire per quella che chiameremo “campagna d’autunno” sarà il seguito delle emozioni vissute che si trasformeranno in progetto. Alcuni obiettivi sono emersi nel tempo, alcuni se ne aggiungono in questo arco di tempo, Provo a inquadrare in uno schema le possibilità di cammino:

– Piano partecipazione Sollecitare continuamente l’amministrazione comunale ad attuare una forma base di “governo partecipato” attuando alcuni punti strategici dello statuto e definendo, a esempio, il regolamento per l’uso dei beni comuni.

– Progetto Alzheimer Tavolo istituzionale (Comune-Asl) per lo sviluppo del progetto A.M.A. e la creazione dei punti di ascolto e di supporto, del centro diurno e stabilizzare la formazione per le badanti.

– Obiettivo TC Sta per turismo culturale. Possiamo e dobbiamo interagire con istituzioni e operatori affinché si vari il piano turistico approntato nel 2012 e mai approdato in consiglio comunale. Punto di partenza per definire un programma efficace di infrastrutture, promozione e valorizzazione dei beni artistici e culturali. Il progetto dei “cartelli umani” può proseguire come annunciato estendendolo a più zone della città.

– Operazione-Hortus Particolare riferimento sarà lo spazio di Paladino, specchio della capacità di tutela dei tesori cittadini. Ci faremo sollecitatori e garanti del suo restauro e del disciplinare di gestione comprendente anche elementi legati all’informazione per i turisti. Cani da guardia, inoltre, del futuro dell’arena da noi restituita alla sua vocazione originaria di teatro all’aperto. Intorno all’operazione-Hortus ruoteranno interventi per favorire il recupero e la valorizzazione piena di teatro romano, chiostro di Santa Sofia e altri siti.

– Teatro e Teatri. Ci faremo portavoce del desiderio condiviso di mantenere alto il livello della proposta teatrale in generale e specificatamente nell’ambito di Città Spettacolo: garantire le forze artistiche di settore e la loro ansia di trasmettere novità; proporre iniziative alla Fondazione specifica; sollecitare la ristrutturazione di tutti i 19 spazi teatrali, seguirne l’esito e fare in modo che essi vengano attribuiti in maniera equilibrata e responsabile.

– Allarmi sociali Di fronte alle reiterate denunce di escalation del fenomeno del gioco d’azzardo in città non si registrano prese di posizione da parte delle istituzioni e forze politiche. Campus ha condiviso l’unico incontro pubblico in cui furono annunciati i dati allarmanti ai quali non ci furono reazioni di sorta. Altro allarme quello delle povertà vecchie e nuove. Bisogna saperle individuare e non solo definirle con schemi superati e pretendere di darne risposte scontate e inefficaci, anche da parte di chi generosamente è impegnato in prima linea, lasciando inalterate le condizioni di emarginazione e di esclusione di larghissime fasce sociali.

– Studi e ricerche Sulle situazioni di maggiore disagio sociale potrebbero essere messe in campo alcune indagini scientifiche: sui giovani e gli scenari economici come piattaforma di analisi per strategie anche di carattere occupazionale; sulle vere povertà; sull’inquinamento e la salute per verificare l’effetto-elettrosmog nella crescita esponenziale di casi di tumore. Chiederemo una discussione in Consiglio comunale sul mancato regolamento delle antenne per la telefonia mobile, uno dei fattori più inquinanti e sospettato di una forte causalità nell’insorgenza di certi tumori.

– Ospedale da Campus Riproporre e attuare, con l’inserimento anche dei medici di Campus, la Banca del Tempo dei camici bianchi, in accordo con Ordine professionale, Asl e aziende ospedaliere. Servirà a proporre assistenza specialistica a quanti non possono permettersi visite a pagamento.

– Città “civile” Piano di solidarietà comunale attraverso l’utilizzo di giovani operatori del servizio civile nazionale assegnati alle varie associazioni e distaccati in parte per un intervento convergente stabilito dal Comune. Una task forse civica destinata a una delle questioni aperte in città per la quale tentare di portare un contributo efficace e di sostegno all’azione delle istituzioni.

– “Città a scuola, scuola di città” Individuazione di almeno tre istituti significativi nei quali organizzare un ciclo di formazione e di sperimentazione di modelli partecipativi sui temi del territorio. Saranno coinvolti, a seconda delle questioni poste, esperti e operatori impegnati nei settori specifici.

– Incontri Per il settore incontri e confronti con esperti e protagonisti nei vari campi, possibili convegni-evento su: ecologia e ambiente (arcivescovo sulla “Laudato Si’” di papa Francesco); economia sostenibile e giovani; la città dei fiumi; storia dei cinema in città; la felicità e le relazioni umane (incontro con uno dei fondatori della teoria del Fil-felicità interna lorda).

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