Se la conosci non la…eviti

L’arte e la cultura per abitare la città – Il caso Hortus

L’arte può essere salvaguardata solo se la si conosce. La filiera funziona così: conoscenza del prodotto; gestione sapiente; puntuale trasmissione all’esterno; creazione di sistemi di tutela e di valorizzazione dei beni posseduti; organizzazione dell’accoglienza dei fruitori, interni e esterni. Se questa catena virtuosa si inceppa in qualche passaggio non si otterrà mai alcun risultato utile alla città che “ospita” siti di interesse artistico, storico e monumentale. Benevento, in questo senso, non è proprio un laboratorio di imprenditoria illuminata. Resta un problematico forziere di ricchezze male investite sul mercato.
Grave problema, allora, il fatto che un’altissima percentuale di cittadini sia del tutto disinformata sui tesori presenti sul territorio e troppo poche quelle che, in Italia e nel mondo, ne conoscano l’unicità storica e culturale. L’Hortus Conclusus, non a caso, paradossalmente, ha fatto sempre quasi più notizia per la pessima cura e manutenzione che per il suo intrinseco e assoluto valore artistico. La malcelata tentazione di questi giorni è stata, infatti, anche quella di minimizzare l’episodio della scultura restata senza testa, derubricandolo a curiosità di giornata.
Invece si tratta di questione centrale, anche per il futuro economico della città, perché intorno al caso-Hortus si muovono dinamiche che potranno determinare, se assecondate, uno sviluppo integrato del territorio. “Rete Campus” ha tenuto, proprio nel complesso artistico creato da Mimmo Paladino, un’assemblea per discutere su quanto accaduto e valutare le azioni più efficaci da compiere per contribuire a una svolta autentica nel settore della tutela dell’arte e la sua valorizzazione in termini di turismo.

Le decisioni
Viene chiesta innanzitutto la creazione di una “Unità di crisi” dei beni culturali. Si è deciso dunque di “formalizzare a Comune, Provincia, Arcidiocesi, Università e Soprintendenza la disponibilità di “Rete Campus” a favorire l’incontro tra le istituzioni per la costituzione di un tavolo permanente di consultazione e garantire così lo sviluppo di pratiche comuni di salvaguardia dell’intero patrimonio artistico cittadino”. Una sorta di “Onu dell’arte” territoriale alla quale contribuirebbero rappresentanti di 35 associazioni che operano, per i programmi relativi al più generale tema della partecipazione e della cittadinanza attiva, anche in seno a “Rete Campus”.
Nel documento conclusivo viene nuovamente chiesta al Comune “l’istituzione, come da Statuto, della Conferenza della Cultura, luogo di confronto tra l’ente e i rappresentanti della società civile e dell’imprenditoria culturale”. Inoltre c’è “l’impegno a seguire, in stretto contatto con il Maestro Paladino, l’evoluzione del progetto di restauro dell’opera e i passi necessari per giungere presto alla redazione di un disciplinare che ne garantisca cura, fruibilità e sicurezza”.

Interventi immediati
Sul fronte delle iniziative di volontariato culturale, dal canto suo, “Campus” si dichiara disposto a collaborare da subito e farsi attore di un programma di conoscenza e di promozione dell’Hortus che, nonostante il suo valore internazionale, è inserito purtroppo tra i cento tesori d’Italia che restano più nascosti. Si prevede la formazione di operatori per l’accoglienza dei visitatori dell’Hortus Conclusus, con corsi e laboratori guidati da esperti, tra i quali lo stesso Paladino. Saranno prodotte brochure con notizie dell’opera, del suo autore e del filone di arte contemporanea, la Transavanguardia, che lo caratterizza da inviare in maniera mirata alle istituzioni culturali nazionali, alle agenzie turistiche, all’Aretur (agenzia unica regionale del turismo) e soprattutto materiale informativo al servizio dei visitatori dell’opera. Si prevedono, infine, servizi volontari di supporto ai custodi, in attesa che si regolamenti ogni fase di accesso al sito culturale con la formalizzazione di un disciplinare.

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