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Beni culturali e il tarlo degli egoismi istituzionali

Le risorse finanziarie, la sfida del “G8” e la fatica di camminare insieme

Esattamente un anno fa nasceva il “G8 Cultura”. Punto di equilibrio tra l’attualità (anche allora come in questi giorni fatta di episodi sconcertanti) e la storia di cammini ostinatamente non incrociati delle istituzioni in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali. L’iniziativa del Tavolo, probabilmente “subìta” più che costruita dalla condivisione dei soggetti attori, ha mostrato in realtà che i tempi per le convergenze sistematiche sui temi decisivi del territorio non sono ancora maturi. Quelli degli incursori incivili e del degrado progressivo invece lo sono a tal punto che oggi “incassano” i risultati ampiamente previsti.
Il “G8 Cultura” nacque a seguito della “decapitazione” di una delle statue di Mimmo Paladino all’interno dell’Hortus Conclusus, che resta, a un anno di distanza, sfregiata nel più generale degrado dell’opera del grande artista. Che non può essere restaurata per mancanza di fondi da parte del Comune e per l’assoluto silenzio degli imprenditori di fronte all’appello dell’Art Bonus lanciato sui siti della Soprintendenza e del Comune dove compare al momento una sola risposta, di poche centinaia di euro, che è quella degli studenti del liceo “Giannone” per il restauro degli affreschi dei Sabariani. L’art-taccagneria dei privati può essere un dato secondario, quello delle istituzioni lo è invece decisivo.
Istituzioni “taccagne” sul piano concettuale al di là della esiguità di fondi disponibili perché fondata sulla scelta delle priorità della loro azione sul territorio, nelle cui gerarchie la valorizzazione dei beni culturali, e di conseguenza delle politiche per il turismo, sono assolutamente secondarie nonostante tra le poche capaci di garantire un futuro di crescita e di sviluppo coerente e strutturale.

Le responsabilità

Di fronte a quanto accade in questi giorni in città ai danni del suo patrimonio storico, architettonico e culturale è decisivo distribuire correttamente le responsabilità che sono varie e collettive. Nel giro di poche settimane si è passati dall’auto kamikaze contro l’Arco di Traiano alla lenta operazione di ripristino del sito danneggiato, dal furto ai depositi del museo del Sannio al danneggiamento della Rocca dei Rettori. Tutto questo mentre si attende un nuovo importante flusso di turisti per il weekend pasquale, e poi per la prossima estate. I turisti continuano ad arrivare nonostante non decollino seri piani turistici (quello del Comune attende da 5 anni finanche il confronto preliminare in Commissione consiliare), visitano luoghi riconosciuti come patrimonio dell’umanità che versano in condizioni di degrado assoluto (tra tutti il chiostro di Santa Sofia) e a rischio di pericolose incursioni per mancanza di videosorveglianza (il museo del Sannio ne è privo da 12 anni e viene tutelato dal solo sistema di allarme). Gli enti locali faticano a far quadrare i bilanci, ma non si possono gestire i beni culturali giocando la carta della impotenza finanziaria. Alcune iniziative, tra l’altro, prescindono dalla consistenza delle casse comunali come nel caso della sciatteria in centro storico, denunciata da anni dalla Soprintendenza (dehors strapaesani e altre macchie di cafonìa), ma per la quale non si riesce da anni a porre rimedio.

L’ultima chiamata

Far trascorrere inutilmente l’ennesima fase di emergenza senza renderla opportunità di riflessione seria e di interventi decisivi e condivisi sarebbe gravissimo. Chiediamo alle istituzioni di autoconvocarsi attraverso il Tavolo del “G8 Cultura” e dare una risposta pubblica circa la volontà di rispondere in concreto, attraverso prime significative iniziative, alla crisi in atto sul fronte della tutela del patrimonio artistico e architettonico. Nessuno ripeta il lamento della mancanza di fondi ma ognuno trovi la forza di spendere la “moneta” dell’umiltà e dell’intelligenza creativa per affrontare pubblicamente la difficile ma straordinaria partita del “futuro nella storia”, tanto evocata ma mai giocata seriamente.

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ARCO E VIA TRAIANO: DAL DEGRADO ALLA SFIDA CULTURALE ED ECONOMICA

Tra i bassorilievi e le iscrizioni che caratterizzano l’Arco di Traiano vi è anche quella che riproduce la “Tabula Alimentaria” che l’imperatore sancì a favore del popolo. Segno di una strategia sociale e di una visione politica illuminata che oggi non sembra caratterizzare istituzioni, amministrazioni, sistema finanziario e finanche il mondo generico della solidarietà. Cosa penserebbe l’imperatore romano se oggi dovesse tornare e passare in rassegna uomini e cose che ne ricordano la grandezza, e fermarsi lungo la strada e sotto l’Arco a lui dedicati? Boccerebbe (all’epoca magari si usavano maniere più spicce) i suoi “consoli” chiamati a gestire il ricco patrimonio di storia e di cultura e a progettare un futuro meno incerto alle giovani generazioni.
Lo scempio ambientale e urbano che circonda il monumento rappresenta un punto di sconfitta: mancano programmazione e una seria volontà di valorizzazione di un bene culturale così importante.

Lo scenario, la sfida
Il traffico (in aumento considerata la nuova possibilità del doppio senso di marcia su viale dei Rettori) intorno all’Arco è uno spettacolo poco rassicurante per chi osserva la capacità di tutela del monumento, e le quinte che lo circondano non appare la migliore scenografia. Ma soprattutto la via Traiano, con le 28 vetrine spente (su un tortale di 33), rappresenta oggi la peggiore cartolina di una città che vuole ancora definirsi d’arte e cultura.
Occorrono idee e volontà politica, prima ancora che i finanziamenti, per certe svolte. Rete Campus Bn prova a portare un contributo in vista di una rinnovata attenzione all’area la cui valorizzazione coinciderebbe con una diversa attrazione della città sul piano turistico. Una sfida da affrontare a partire dai finanziamenti del nuovo bando di Fondazione con il Sud per i beni culturali. Quei finanziamenti vanno destinati a un valido progetto per riqualificare e rianimare il “contenitore urbano” dell’area-Traiano e non per il restauro dell’Hortus Conclusus. In questo caso si spinga invece per un intervento coraggioso e generoso degli imprenditori, che evitino così interventi-passerella ma si propongano per contribuire concretamente a progetti strategici per le sorti della città.
Si stringa un “Patto per Traiano” con i giovani e si prepari con loro una strada, questa sì affollata e viva, sulla quale possano transitare idee che portino, tra l’altro, all’isolamento dell’Arco, al recupero dei contorni urbani e al rilancio funzionale ed estetico dell’asse viario che porta al monumento. Parta da quest’area simbolo della città il tentativo di organizzare piani anti-emigrazione giovanile, laboratori di formazione e azioni concrete di politica delle vocazioni territoriali.

Il progetto
Promotore dell’iniziativa progettuale per il rilancio complessivo dell’area-Traiano è il Comune che avvierà una più intensa collaborazione con i proprietari dei beni privati (locali del cinema San Marco) e dei beni pubblici (i locali al piano terra di alcuni palazzi in via Traiano e quelli del palazzo ex Poste di proprietà del Comune e del Demanio).
Ente attuatore saranno cooperative e associazioni della provincia di Benevento.
Le linee di sviluppo e il finanziamento del progetto saranno dettate dalla quarta edizione del bando storico, artistico e culturale di FONDAZIONE CON IL SUD, sviluppando la formula sperimentata nella precedente edizione: ovvero chiedendo ai proprietari di immobili inutilizzati di metterli a disposizione della comunità locale, mediante sottoscrizione di regolare contratto di affitto, per un periodo di almeno 10 anni e, successivamente, rivolgendosi alle associazioni non profit per proposte di valorizzazione dei beni in chiave comunitaria. E’ possibile anche avviare attività di produzione di beni e servizi attraverso le opportunità concesse dall’altro bando governativo RESTO AL SUD da quale restano però escluse dal finanziamento le attività libero professionali e il commercio.
Per ogni soggetto richiedente è previsto un finanziamento massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la richiesta arrivi da più soggetti, già costituiti o costituendi, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro.
Tutti i lavori di adeguamento degli impianti alla normativa per l’agibilità dei locali saranno detratti dal canone annuale stabilito. Il Comune si riserva di avere a disposizione con programmazione annuale i locali per iniziative proprie di eventi in calendario.
Tra gli eventi possibili da concentrare lungo via Traiano e nello scenario dell’Arco: Premio Strega; Città Spettacolo; Cineforum nei fine settimana con le scuole medie e scuole superiori; Rassegne cinematografiche nei feriali per fasce di orario; Eventi e saggi delle scuole di danza e ballo presenti sul territorio provinciale; Concerti ed eventi teatrali e musicali per la stagione autunno-inverno-primavera; eventi multimediali; raduni di categorie professionali, di ordini religiosi, congressi, convegni. Esiste la possibilità di implementare altri usi grazie ai finanziamenti previsti di recente dalla nuova legge sui cinema.
Tutto questo dovrà essere speso nella consapevolezza che il contesto di via Traiano torni al centro di un movimento generale che veda protagonisti anche gli imprenditori che possano tornare a investire in questo posto attualmente grigio e desolato.

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Benevento, capitale della cultura alla memoria.

Restauri e valorizzazione dei beni culturali. Il ministro Franceschini ha annunciato un secondo pacchetto significativo di fondi, dei 133 milioni complessivi stabiliti, da distribuire a vari siti bisognosi di interventi. 35 milioni sono destinati alla Campania. Non pare che qualche spicciolo sia rivolto a monumenti o bene culturale della provincia di Benevento. Spiccano, invece, cifre come i sette milioni a testa per la Reggia di Carditello, Bosco di Capodimonte, Reggia di Caserta e per l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere (che non risulta essere un patrimonio tale da essere preferito almeno a cinque dei più importanti siti culturali di Benevento bisognosi di restauri o manutenzione straordinaria), quattro milioni per il Rione Sanità e le catacombe a Napoli, e tre milioni Giffoni multimedia valley.

Il ministro “amico” e i progetti così così
Se si sia voluto fingere di non conoscere la valenza culturale e storica di Benevento ci si sarebbe potuto almeno ricordare del rapporto di amicizia, citato spesso dal sindaco, tra Mastella e Franceschini, visto che certe distribuzione di fondi avvengono anche secondo questo tipo di canali preferenziali.
C’è un altro, legittimo, interrogativo da porre: gli uffici di settore hanno mai presentato, se fosse stato richiesto, una domanda con relativi progetti? Questa, si sa, è una delle note dolenti anche di questa nuova amministrazione comunale, manifestatasi già per altri buchi clamorosi nei mesi scorsi, primo tra tutti la bocciatura, per “manifesta inferiorità” del progetto proposto per il restauro degli affreschi dei Sabariani (quasi ultimo sui 150 prodotti alla Regione da tutti i comuni).
Resta il dubbio che, a parte la difficoltà nella quale si muove la giunta comunale, tra adeguamenti politici ed equilibrismi di giornata, che possa esistere una macchina amministrativa non proprio composta da cervelloni. Forse più che un dubbio, anche alla luce di quanto accaduto per la presunta candidatura della città a capitale italiana della Cultura 2020. Una ipotesi legittimata dalla storia e la tradizione di Benevento.

Il mistero del dossier
In realtà la candidatura, a parole, era stata annunciata al Mibact, ma il 15 settembre negli stessi uffici del ministero non si è poi manifestato alcun dossier, unica credenziale concretamente richiesta da Roma per consentire alla città misurarsi con le altre 46 candidature come specificatamente previsto dal bando. A produrre un dossier c’è riuscita invece Telese Terme. In alcuni casi, come a Ravello, l’evento è stato celebrato come fosse addirittura già stata vinta l’Olimpiade” della cultura. A ottobre il Mibact esaminerà le varie candidature, a novembre i selezionati dovranno passare le audizioni, a gennaio 2018 si saprà il nome della città candidata a capitale italiana della Cultura per il 2020.
Indipendentemente dalle possibilità di successo della candidatura, Benevento non ci sarà. Ancora una volta la città non è stata in grado di mettere insieme competenze, energie amministrative, personalità del mondo della cultura, associazioni e sigle tali da preparare intanto almeno una documentata relazione. Le priorità, si dirà, sono altre. Intanto però quel percorso il cui inizio sembra sempre dietro l’angolo, che possa identificare definitivamente la città attraverso le sue grandi potenzialità sociali e culturali, non si riesce a compiere.
I testimonial possibili del futuro della città, invece, stanchi di rivendicare maggiore impegno a favore della cultura, scelgono di “firmare” altre città (Paladino punta su Brescia) e la società locale non sembra riconoscersi ormai in un percorso che preveda tanti piccoli gesti e disegni, quotidiani e straordinari, che portino alla valorizzazione della cultura come concreto fattore di sviluppo, nonostante cartelloni, rassegne, eventi e passerelle per improbabili protagonisti dietro la scena. Imprese come la candidatura al riconoscimento di capitale della cultura non si costruiscono sul marciapiede ma con professionalità e determinazione. Un lavoro che non sembra però nelle corde della politica attuale né in quelle di una società locale povera di slanci. E, intanto, tutti per sentirsi orgogliosi di qualcosa sono costretti a ripensare a quella capitale della cultura che fu Benevento, a furor di popolo e fortunatamente senza dover presentare alcun dossier per ottenere riconoscimenti ufficiali, nel Medioevo. Una forza sancita dalla storia che però oggi, in vista dell’arrivo a dicembre della mostra nazionale sui longobardi, rischia di non essere più riconosciuta considerando per esempio i ritardi con i quali ci si prepara all’evento.

Citywatching, gli studenti esplorano la città.

Si è completata la prima parte del percorso avviato con gli studenti di otto istituti secondari superiori nell’ambito del progetto “Città a scuola, scuola di città” che ha consentito un importante confronto sul tema della partecipazione e del bene comune. Cittadinanza attiva e impegno concreto nel “Condominio-Benevento” appaiono coordinate decisive per rilanciare il protagonismo giovanile e condividere con i giovani forse le ultime speranze di tenerseli stretti ed evitare che spendano la loro risorsa esistenziale, le loro competenze e la loro creatività in altri Paesi.
A conclusione del primo assaggio di progetto che sarà sviluppato ampiamente nel prossimo anno scolastico, è stata programmata una giornata speciale di condivisione.

LUNEDI’ 29 MAGGIO, a partire dalle ore 8, esperienza di “CITYWATCHING”, esplorazione critica della città a caccia di risorse e criticità. Il raduno è fissato nel piazzale antistante l’istituto industriale “Lucarelli” al viale San Lorenzo.

Si tratta di una occasione speciale per incrociare lo sguardo di città degli adulti finalmente con quello dei giovani.
Al progetto complessivo aderiscono: il liceo classico “Giannone”, il liceo scientifico “Rummo”, il liceo artistico “Virgilio”, il liceo “de La Salle”, l’istituto tecnico industriale “Lucarelli”, l’istituto “Alberti”, l’istituto “Galilei-Vetrone”, l’istituto “Rampone-Palmieri-Moro”.

Il progetto, lo scenario
L’obiettivo è la costituzione di nuclei di base d’istituto (all’inizio del prossimo anno scolastico si aggiungeranno due scuole medie inferiori) che comporranno il primo Osservatorio permanente “Scuola-territorio” gestito esclusivamente dagli studenti.
“Rete Campus” fornirà supporti culturali e strumenti logistici per contribuire alla realizzazione degli obiettivi che fisserà l’Osservatorio. Tra le iniziative già avviate, in collaborazione con Unisannio, quella dei seminari sui temi di attualità cittadina, in particolare sui significati del dissesto negli enti locali, e confronti sull’economia locale legata alle opportunità lavorative dei giovani.
Si tenta di portare a scuola la città, la sua storia, le sue potenzialità economiche, l’attività politica, quella delle varie istituzioni, e fare della scuola un laboratorio di rinascita di passione civile e di partecipazione attiva.
Tra gli obiettivi: creare un ponte tra la didattica scolastica e la città come luogo dell’”abitare”; introdurre i giovani studenti nella visione di un “condominio Benevento” dove nascano nuove relazioni, dove tutti rispettino gli altri, ne colgano con apertura sincera le risorse e le potenzialità; declinare diritti e doveri in un’ottica di partecipazione sociale e politica; sperimentare la responsabilità diretta, singola e collettiva, nel rispetto delle regole; contribuire ad avvicinare i giovani studenti alle loro possibilità di futuro e immaginare insieme i percorsi perché questo possa realizzarsi senza essere costretti a emigrare altrove. In questo contesto il tema decisivo è quello della partecipazione. Esso assume un valore assolutamente straordinario in una società dove ogni forma di coinvolgimento è fortemente condizionato da disegni strumentali o da una logica di deleghe permanenti favorite dall’indifferenza e dalla rassegnazione.
La proposta è stata accolta dagli studenti e sarà articolata con i loro stessi suggerimenti nel loro percorso di studi ed esclusivamente nell’ambito scolastico.
Tappe tematiche
– Funzionamento delle principali istituzioni del territorio
– Scelte strategiche in materia di cultura e di beni culturali
– Arte e spettacolo come risorsa giovanile e opportunità occupazionale
– Sviluppo, progetti e finanziamenti europei e regionali
– Economia, sistema delle imprese e elementi di impresa sociale
– Piano urbanistico e rispetto della qualità della vita
– Paesaggio urbano, ecologia e benessere sociale
– Dissesto economico del Comune e sinergie in un contesto di crisi
– Dialogo intergenerazionale, opportunità per recuperare la memoria collettiva
– Accoglienza e valorizzazione delle differenze
– Diritti e doveri civici in ambiente urbano
– Associazionismo, reti di volontariato culturale e sociale.

Modalità concrete
– Confronto con esperti o rappresentanti istituzionali
– Laboratori specialistici e ricerca dati e informazioni
– Indagine sociologica su economia e giovani nel Sannio
– Sperimentazione di governo partecipato della città
– Interventi di denuncia sulle emergenze cittadine e contributi concreti
– Cicli di cineforum, concerti a tema e recital sul rapporto giovani-città
– Sito internet dell’Osservatorio scuola-territorio e collegamento tra gli istituti
– Esperienze di “social street”
– “Adozione”…a vicinanza degli assessori comunali.

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Opere pubbliche tra bilanci e “sbilanci”

Su 213 milioni di euro nel triennio il 54,82% per nuove costruzioni e solo l’8,82% per il recupero, restauro e manutenzione dei beni culturali.

In Consiglio comunale arriva il programma triennale delle opere pubbliche unitamente al documento contabile.
Nell’elenco delle opere (descrittivo singolarmente con relativo importo) mancano interventi che consideriamo decisivi, a dimostrazione di una pervicace “distrazione” su aree tematiche strategiche per il territorio, prima di tutte quella relativa alla qualità della vita e alla valorizzazione dei beni culturali.

L’Hortus dei sospiri
Tra le assenze nella lista, alcuni interventi programmati (a esempio quella del restauro dell’Hortus Conclusus) che invece dovrebbe trovarsi ai vertici di un piano efficace e politicamente attento ai possibili scenari di sviluppo territoriale. Accertata la difficoltà, anzi la impossibilità al momento di un’azione di mecenatismo da parte dei privati, non si vede la ragione perché, con apposita motivazione che dimostri quali siano le reali scelte di questa Amministrazione, il Comune non debba impegnare uno spazio rilevante della sua programmazione a sostegno della ristrutturazione e valorizzazione definitiva di uno dei beni più ammirati esistenti in città, più volte segnalato da numerosi “docenti” di promozione dei tesori d’arte e cultura (ultimi Felicori, Buonomo e Della Valle) come “capace quasi da solo di rilanciare Benevento e dare speranza anche alle giovani generazioni in chiave di organizzazione sistemica del turismo”.
Nel programma triennale delle opere pubbliche mancano anche interventi nell’area Unesco di Santa Sofia (naturalmente da concordare complessivamente con gli altri enti titolari dei beni, e cioè Provincia e Ministero dell’Interno). Inoltre sono scomparsi dal piano gli interventi ai singoli teatri (De Simone con la sua area e San Nicola) mentre è richiamato il consueto importo (510.000 euro, in parte spesi) per il teatro Comunale. Non vi è traccia per un intervento sul Parco della Villa comunale, così come della ripresa area del Malies in carico al Comune con il suo importante sito archeologico. E tante possibili iniziative non sono state previste e invece avrebbero garantito un netto miglioramento della qualità di vita e una diversa condivisione di città.

Pip, “area di parcheggio”
Di contro l’impronta per il consumo del suolo è devastante. Su 213 mln di euro nel triennio il 54,82% sarà destinato a opere stradali o comunque nuovo costruito mentre solo l’8,82% al recupero, restauro e manutenzione dei beni culturali.
Considerate queste premesse, c’è da credere che forse sia un bene che questa Amministrazione si stia dimostrando incapace di intercettare risorse visto come pensa di spenderle, proseguendo l’opera devastante iniziata da quelle precedenti.
A conferma di un trend che cristallizza orientamenti di vecchia politica, distante dalle reali esigenze del territorio, si rileva che nel programma delle opere pubbliche vengono previste decine di milioni di euro da investire nell’area PIP (divenuta costosissima “area di parcheggio”) con relative infrastrutture di collegamento nonostante di industrie se ne vedano poche, e forse non appaiono più la soluzione ai problemi economici, né tantomeno sarà mai più realizzata la tanto strombazzata piattaforma logistica (la sconfitta di questa ipotesi realizzativa, unita al “ciao” di Poste Italiane e del suo Data Center, furono la dimostrazione più evidente della debolezza del ceto politico e della sua assoluta mancanza di potere contrattuale).
Meno investimenti, dunque, in opere relative all’area PIP (basta molto meno delle cifre preventivate considerando che non appare quella la migliore pista di lancio della città sulla strada dello sviluppo) e pensare seriamente a consentire che buona parte delle varie aree PIP, non solo della città, vengano destinate invece alla ripresa dell’agricoltura e all’avvio di aziende agricole innovative, organizzate e gestite da giovani imprenditori.
Occorrerebbe modificare la cultura che fa da sfondo a certe importanti scelte, che peraltro non possono essere organizzate solo nell’ambito di settori tecnici ma maturate soprattutto seguendo un pensiero e un’idea di città, descritta in parte nel programma di mandato del nuovo sindaco.

“Rete Campus” chiede di:
ripensare e rimodulare il programma delle opere pubbliche, o riconvertirne per il futuro l’orientamento, con senso di responsabilità soprattutto rispetto ai giovani cittadini;
ridurre l’impatto delle nuove costruzioni su una urbanizzazione già sovradimensionata;
adeguare le proporzioni del piano di spesa in funzione di interventi più decisi a favore della qualità della vita e la valorizzazione dei beni culturali e della promozione turistica come strumenti di crescita sociale ed economica;
aprire canali di confronto con le realtà espressioni della società civile su certe scelte fondamentali, e fare in modo che non accada più quanto successo nel caso della stesura del “regolamento dei beni comuni”, richiesto con forza dal popolo delle associazioni e del volontariato ma redatto senza aver ascoltato nessuna componente di questo articolato mondo.

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“G8-Cultura” per l’emergenza beni culturali. Conoscere, tutelare, valorizzare e promuovere i tesori della città.

CAMPUS G8 - icona2Si è costituito formalmente il “G8 – Cultura Benevento” al quale aderiscono il soprintendente di Caserta e Benevento Salvatore Buonomo, il prefetto di Benevento Paola Galeone, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente della Provincia Claudio Ricci, l’arcivescovo Felice Accrocca, il rettore dell’Università del Sannio Filippo de Rossi, il questore Giuseppe Bellassai e il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Puel. Tutti questi vertici istituzionali, presenti all’incontro di insediamento, si sono confrontati sulle varie realtà legate ai beni culturali, alla loro gestione, tutela, valorizzazione e promozione, concordando sulla urgenza di un’azione congiunta e sinergica permanente e condivisa.
L’iniziativa del “G8” è stata promossa da Rete Campus Bn. Nel corso del primo confronto si è discusso d progettualità per promuovere il territorio nel suo complesso, partendo dalla necessità di far conoscere, in maniera competente, le eccellenze e le altre strutture di carattere archeologico, artistico e architettonico innanzitutto ai cittadini e alle stesse istituzioni. “Non ci si può fermare, in materie come la difesa del patrimonio culturale – è stato detto – in mancanza di risorse economiche. Servono strategie di finanza alternativa, oltre all’utilizzo coerente delle poche disponibilità esistenti”.
La qualità della vita sarà il parametro di ogni azione che, a partire dalla cultura e dall’innalzamento del livello di conoscenza, si intende raggiungere.
Al Tavolo hanno preso parte anche l’assessore alla cultura del Comune Oberdan Picucci, il capogabinetto della Prefettura Mara De Feo, il vicario episcopale per la Cultura, Mario Iadanza, il dirigente della Provincia Antonio De Lucia, il dirigente del Centro operativo della Soprintendenza Gerardo Marucci e il comandante regionale del Nucleo Carabinieri per la tutela de patrimonio culturale Giampaolo Brasili.
Il “G8” ha deciso, intanto, di affidare il coordinamento del Gruppo, ogni sei mesi, a una istituzione diversa e di creare una segreteria generale. Il Gruppo si riunirà al massimo livello ogni tre mesi e, ogni anno, in primavera in occasione di un evento alla presenza di un grande protagonista dell’arte o della cultura.
Una sezione del “G8” viene dedicata al rapporto con il mondo della scuola e del volontariato culturale e sociale. Gli eventi promossi dai vari enti o istituzioni potranno avere il patrocinio morale e di garanzia del “G8”. In materia di promozione culturale e turistica il Gruppo sarà allargato all’Ufficio scolastico provinciale, all’Aretur, a Confindustria, agli enti con i quali si stabiliranno rapporti e incroci funzionali. Particolare contributo al funzionamento del coordinamento generale sarà offerto da esponenti del mondo del volontariato e della cittadinanza attiva.
Uno dei massimi obiettivi strategici sarà la redazione del “Puc Cultura”, un piano urbano di intervento e valorizzazione dei beni culturali.

 

Senza soffermarsi sugli slogan, tra i quali il sempreverde “il futuro nella storia”, sembra giunto il tempo di affrontare, in termini di produttività, il tema del patrimonio culturale della città e del Sannio, in una concezione dinamica e con spirito di condivisione. Dunque non sembri irriverente parlare da subito di ”export” della storia, in direzione innanzitutto di noi stessi, quindi dei potenziali fruitori esterni.
Questo obiettivo prevede una serie di condizioni che potremmo sintetizzare in una filiera che parta dalla formazione e conoscenza del prodotto da proporre; prosegua con la tutela, manutenzione e gestione sapiente; si articoli in un progetto di comunicazione e di marketing; quindi si completi con un’accoglienza professionale dei “consumatori”. Se questa catena si inceppasse in qualche passaggio non si otterrebbe il risultato di valorizzare, in chiave di civiltà e di attrazione turistica, il ricco patrimonio artistico e monumentale di Benevento.
Un’altissima percentuale di abitanti, purtroppo, è poco informata sui beni culturali di cui dispone la città, troppe poche persone, in Italia e nel mondo, ne conoscono l’unicità storica e culturale. Emblematico l’esempio dell’Hortus Conclusus che fa più notizia per la pessima cura e manutenzione che per il suo intrinseco e assoluto valore artistico, infatti è inserito nell’elenco dei cento “tesori” d’arte più nascosti d’Italia.
Altro grave esempio di “analfabetismo produttivo” in materia di beni culturali, la scarsa attenzione posta, nonostante siano trascorsi oltre sei anni dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità, nei confronti del complesso monumentale di Santa Sofia che continua a mostrare segni di degrado e scarso appeal. Situazione aggravata dalle incertezze legislative (in particolare quelle legate alla sopravvivenza delle Province), per la insufficienza di fondi e personale a disposizione.

Solo due dei tanti esempi di quanto sia divenuto urgente affrontare in maniera sistemica l’argomento legato alla tutela e alla gestione dei beni culturali. Di fronte anche al vandalismo crescente, la difficile opera di vigilanza, il mancato coordinamento tra gli enti nell’impostare strategie condivise, lo scarso senso del bene comune nonostante gli sforzi dell’associazionismo. Di conseguenza anche episodi di notevole gravità, legati ad azioni vandaliche, o l’evidenziarsi di fenomeni evidenti di incuria e trascuratezza (ultimi casi quelli dell’Hortus Conclusus, l’Arco di Traiano e la “pipì Unesco” nella fontana di piazza Santa Sofia) finiscono quasi per essere derubricati a semplici curiosità di giornata. Cresce, allora, l’esigenza di mettere insieme responsabilità, competenze e sensibilità diverse che convergano su obiettivi comuni e strategie partecipate.

Insieme per l’arte e la cultura
La cittadinanza attiva può rappresentare, in questo senso, un valore aggiunto nel percorso di recupero di identità territoriale. “Rete Campus Bn” raccoglie duecento cittadini, rappresentanti del mondo delle professioni, della scuola, dell’Università, dell’arte, della cultura, dell’associazionismo (35 le realtà rappresentate). In due anni, attraverso commissioni di studio, gruppi di lavoro e laboratori di esperienze attive, si è rivelato un vero “incubatore di partecipazione”. Si pone il compito di fare crescere una coscienza civica e una diversa consapevolezza dell’”abitare” un territorio, superando l’egoismo delle sigle e contribuendo ad accorciare le distanze tra problemi e istituzioni. Lavora su tre precisi filoni tematici: partecipazione, legalità e democrazia; dignità della persona e servizi di sostegno sociale e sanitario; economia al servizio delle idee, cultura e turismo.
Nello specifico Rete Campus è impegnata a favorire l’istituzione per la prima volta di un “Tavolo” inter-istituzionale, una sorta di “G8” dei Beni culturali, che avvii percorsi integrati, di consapevolezza e di applicazione, che possano valorizzare, anche in funzione di sviluppo territoriale, il patrimonio di arte e di cultura della città.

Lo scenario
Benevento e la sua provincia, nell’ambito delle realtà del Mezzogiorno d’Italia, rappresentano un territorio tra i più antichi d’Italia, che può vantare stratificazioni archeologiche uniche al mondo, incroci di civiltà diverse con testimonianze che fanno da scenario all’attualità dei segni. Dal paleolitico all’età del bronzo, ai Sanniti, all’epoca imperiale, ai longobardi allo stato pontificio, fino ai nostri giorni. Un percorso straordinario nella cui “narrazione” sono impegnati, attraverso le rispettive competenze, più enti di gestione ai quali viene chiesto di contribuire a disegnare piani di utilizzo produttivo dei beni culturali.
Registriamo, invece, che l’unico studio di sviluppo turistico della città è fermo in qualche cassetto del Comune da oltre cinque anni; da quarant’anni non viene realizzata la segnaletica turistica; i continui scavi archeologici spesso non lasciano una scia pubblica di conoscenza e di fruibilità; molti siti mostrano evidenti segni di degrado; dei 28 teatri e spazi teatrali esistenti in città (un autentico record mondiale) pochissimi sono aperti al pubblico nonostante la crescita di produzioni artistico-culturali da parte di singoli, associazioni e istituti di alta formazione.
Ecco perché si può parlare di emergenza, di mobilitazione e quasi di una sorta di Unità di Crisi.

Il confronto
Al “Tavolo” siedono i vertici di Prefettura, Comune, Provincia, Soprintendenza, Arcidiocesi, Università del Sannio, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato. Ognuna di queste istituzioni rappresenta un tassello del più generale sistema di gestione e tutela dei beni culturali. Solo insieme, però, potranno contribuire concretamente a realizzare un sistema organico di tutela, valorizzazione e promozione dello straordinario patrimonio culturale esistente a Benevento.

Prefettura
Detiene la titolarità, in quanto ministero dell’Interno, di una parte consistente del complesso Unesco, la straordinaria chiesa di Santa Sofia e il suo campanile. Il resto del sito (chiostro e museo) è di proprietà della Provincia. La curia diocesana ha competenza per l’utilizzo a fini pastorali e liturgici della chiesa che comunque andrebbe ulteriormente consolidata e restaurata.

Soprintendenza
La recente riforma ha visto l’accorpamento delle precedenti Soprintendenze ai beni archeologici e ai beni architettonici, culturali e ambientali. Oggi il territorio beneventano fa riferimento alla Soprintendenza di Caserta. In questa fase di transizione si rischia di aggravare alcune situazioni che, nonostante gli sforzi compiuti, restano oggettivamente di grande disagio per i fruitori dei beni gestiti dall’istituzione.
Il caso del Teatro Romano è emblematico. Completamente invaso da sterpi e detriti è al centro di continui rilievi da parte di turisti e la pulizia straordinaria avviene solo grazie all’impegno di cittadini volontari. Tra qualche settimana passerà però sotto la gestione del Polo museale campano. Il complesso dell’ex convento di San Felice, sede del centro operativo della Soprintendenza, non appare nelle migliori condizioni e ospita, senza che quasi nessuno se ne accorga (manca finanche il più normale dei cartelli informativi all’ingresso) l’esposizione permanente del cucciolo di dinosauro “Ciro”, forse uno dei reperti più affascinanti al mondo che da solo potrebbe intercettare flussi consistenti di studenti da tutta Europa. Il museo Caudium e il complesso archeologico ed espositivo di Montesarchio sono “prodotti” che vanno ulteriormente valorizzati. L’Arco di Traiano mostra segni di invecchiamento e attende ulteriori campagne di restauro, oltre all’applicazione di nuovi sistemi tecnologici di salvaguardia (metro-archeologici), e soprattutto l’incremento delle strutture di vigilanza. Meritori gli interventi, associati al lancio della campagna per la valorizzazione dell’Appia antica, che, attraverso Percorsi di Luce, stanno mettendo in risalto la suggestione dei dettagli dell’Arco. Nel percorso dell’Appia il ponte Leproso andrebbe meglio valorizzato e rilanciato come monumento di assoluto valore storico.
Un discorso a parte merita l’Archivio di Stato, scrigno di documenti preziosi spesso oggetto di mostre e di eventi.

Comune
L’amministrazione comunale naturalmente è l’istituzione che, nel complesso, indipendentemente dai beni di cui è proprietaria, registra, in termini di riflessi economici e di immagine, le ricadute sul territorio delle buone o cattive pratiche di gestione dei vari siti culturali. Per suo conto è proprietaria dell’area archeologica dell’Arco del Sacramento; della galleria denominata Malies con importanti reperti medievali; dell’area archeologica dell’ex basilica di San Bartolomeo in piazza Orsini (ormai ricettacolo di immondizia); del parco archeologico e fluviale di Cellarulo (inaugurato molti anni fa e chiuso dopo una settimana); dell’area archeologica dei Santi Quaranta; dei siti storici dei Morticelli e di calata Olivella, dei principali teatri e auditorium, tra cui il Teatro Comunale, il De Simone, il San Nicola, il piccolo Libertà, il Calandra, la Spina verde, il San Vittorino (molti chiusi perché inagibili o in via di restauro); dell’Hortus Conclusus (da restaurare e a costante rischio vandalismo); di palazzo Paolo V; della chiesa artistica dell’Annunziata. Infine, della cripta dell’ex chiesa di San Marco dei Sabariani che attende la messa in sicurezza e il restauro degli importanti affreschi medievali.
Decisivo affrontare il capitolo della riapertura del cantiere e il completamento dei lavori del complesso in piazza Duomo e deciderne la destinazione d’uso. Potrebbe diventare il cuore delle politiche culturali e turistiche della città. Naturalmente tocca al Comune la cura e il decoro anche del più generale centro storico, un autentico museo a cielo aperto con i suoi vicoli ricchi di storia e di emergenze archeologiche (pontili medievali su tutti) abbandonati alle scorribande di vandali “poco informati”. E’ partito un programma di illuminazione (oltre all’Arco di Traiano e piazza Santa Sofia) di alcuni punti focali dell’attrazione culturale cittadina tra cui la facciata della cattedrale, il campanile, l’Arco del Sacramento, l’obelisco egizio e il Toro Apis.

Provincia
Il Museo del Sannio, con il chiostro di Santa Sofia (patrimonio Unesco), la storica chiesa del Santissimo Salvatore, sono solo parte della grande rete museale di proprietà della Provincia. Vi sono anche i musei Arcos, Sant’Ilario a Port’Aurea, Geobiolab, Paleolab, Musa, Rocca dei Rettori, Meg. Nel clima di incertezza creato dalla parziale riforma delle Province, l’Amministrazione ha ricevuto dalla Regione (con un fondo di dotazione specifico) il compito di gestione ordinaria delle sue strutture. Vengono pagati in pratica solo gli stipendi ai dipendenti rimasti in servizio (per l’apertura al pubblico di alcuni musei operano agenzie o cooperative) e garantite il minimo necessario di manutenzione. Non si potrà, in sostanza, intervenire per fermare il degrado del chiostro, per il ripristino del sistema di videosorveglianza del museo del Sannio disattivato da undici anni, delle guide telematiche per i turisti, ecc.

Arcidiocesi
Enorme il patrimonio storico, documentario, archeologico e artistico posseduto dall’Arcidiocesi beneventana. Oltre alle chiese, contenitori di autentici tesori (soprattutto il Duomo, San Bartolomeo, San Domenico), si segnalano la porta di bronzo Janua Maior della cattedrale, il percorso archeologico ipogeo, le Biblioteche: Capitolare (custodisce antichi messali, pergamene e codici miniati in scrittura Beneventana), “Pacca” e quella del Seminario, il Museo diocesano in via di allestimento. La cura e la gestione di questo patrimonio è affidato ora alla Fondazione Bonazzi. La valorizzazione complessiva dell’area Duomo-Orsini, con la sistemazione della piazza (da anni segno di sciatteria urbana, parcheggio e con la fontana-monumento a Papa Orsini, Benedetto XIII, a fare da anonimo spartitraffico) e la creazione di un unico polo turistico-culturale dipendono da un’azione sinergica tra enti.

Università del Sannio
L’istituzione è proprietaria di tre importanti segmenti della storia culturale e artistica di Benevento: ex chiesa di Sant’Agostino, ex chiesa di S. Teresa ed ex cappella del Collegio de La Salle. Nel primo caso si tratta di un auditorium funzionante, sede di sedute pubbliche di ateneo e di manifestazioni culturali e artistiche. Progetti di restauro in corso di definizione, uno finanziato, per le altre due strutture, che intanto rischiano l’abbandono e il degrado. Dall’Università si attende, però, la condivisione di programmi organici di salvaguardia e promozione della rete di beni culturali sul territorio grazie alle varie competenze, specie di carattere tecnologico, che consentano applicazioni tecniche e scientifiche di carattere innovativo. Altro impegno a cura dell’ateneo potrebbe essere il supporto alle iniziative di “colletta pubblica telematica” con l’ausilio di piattaforme web.

Forze dell’Ordine
Il tema della vigilanza, prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio artistico e monumentale è quanto mai attuale. La scarsa conoscenza dei tesori che si “calpestano” o nei quali ci si imbatte, inconsapevolmente porta alla tentazione di utilizzo anomalo. Così i muri della città diventano tele per i writers o per gli innamorati resistenti a sms o twitt. Quella dei graffiti e delle pareti imbrattate (ultima quella dell’Arco di Traiano) è un’autentica emergenza in città. Così come il fenomeno della “furia” sportiva incontrollata che porta ragazzi e adolescenti a scendere in campo in stadi improbabili, come nel caso di piazza Santa Sofia, area antistante l’Arco di Traiano, e piazza Sabariani. In tutti i casi le pallonate (quasi una sfida) diventano sempre più violente e progressivamente dirette verso bersagli “sensibili”, come bassorilievi dell’Arco di Traiano o la facciata-simbolo della chiesa di Santa Sofia. Più in generale i vicoli del centro storico risultano privi di controllo. Le pattuglie di vigili urbani, e le coppie di carabinieri o poliziotti di quartiere non sembrano in grado di prevenire e contrastare questa dilagante ondata di indisciplina civica. Il sistema di telecamere probabilmente va coordinato e gestito in maniera organica e utile a monitorare le aree a maggiore impatto artistico e culturale.

La nona “G”: i cittadini
Un ruolo decisivo nella cura dei beni culturali lo hanno proprio gli abitanti di Benevento. Innanzitutto nella ricerca di fonti informative per una maggiore conoscenza personale dei tesori di cui è ricca la città. Quindi il dovere di rispettarne l’esistenza, infine favorirne una corretta e crescente fruizione. La società civile, a partire dalle scuole, passando per l’azione formativa delle famiglie, delle stesse istituzioni, e per finire al ruolo decisivo dell’associazionismo culturale, deve fare la sua parte, nel grande “condominio” di città, per la tutela del decoro e la valorizzazione di ogni sua parte. Il risultato sarebbe una migliore qualità della vita ma anche l’introduzione di processi capaci di garantire sviluppo e dare ai giovani l’opportunità di condividere il rispetto e la valorizzazione della storia locale perché venga considerata tra i principali “asset” di sviluppo e in grado di offrire loro nuovi scenari occupazionali, tali da contrastarne l’esodo epocale verso altre parti d’Italia e d’Europa.

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Il “G8” per la cultura e i beni culturali. Unità di crisi contro il degrado di monumenti e strutture di valore storico, artistico e archeologico.

Tutte le istituzioni che hanno il compito e la responsabilità di gestire, custodire, tutelare, valorizzare e promuovere i principali beni culturali sul territorio beneventano e in alcuni importanti centri della provincia costituiranno un gruppo permanente di confronto e di azione denominato “G8-Benevento cultura”.
L’esperienza-pilota punta a creare un canale diretto di dialogo e un osservatorio integrato su uno dei settori di maggiore impatto sociale e culturale che potrebbe incidere positivamente sui destini collettivi se solo vedesse finalmente dispiegarsi un impegno costruttivo da parte di tutti. Lo stato di degrado di molti monumenti e strutture di assoluto valore storico e culturale, infatti, è un desolante diario di incuria, indifferenza e scarsa volontà progettuale. Una potenzialità inespressa e sottovalutata da decenni che ora si traduce in un vero e proprio “stato di crisi” che rischia di spegnere definitivamente le speranze di mettere a reddito e di esportare in chiave turistica la storia, l’arte e il paesaggio di questo straordinario territorio.
Sono 55 i siti archeologici, i monumenti, gli spazi di arte e cultura pubblici nella sola città, escluso quello straordinario museo a cielo aperto che sono gli angoli e le strade del centro storico pieni di reperti incastonati nei muri, di pontili medievali e reperti antichi, di palazzi storici. Un paesaggio urbano di notevole interesse storico e ambientale che va tutelato e protetto dal degrado e dalla inciviltà.
Dopo mesi di testimonianza e azione civile, spesso collegata proprio alla tutela e alla salvaguardia dei beni culturali, “Rete Campus Bn” ha sollecitato e promosso questo tentativo di percorso comune che si realizza con l’istituzione del Tavolo inter-istituzionale che si insedierà nella giornata di
LUNEDI’ 20 MARZO, ALLE ORE 16, NELLA SEDE DEL RETTORATO DELL’UNIVERSITA’ DEL SANNIO IN PIAZZA GUERRAZZI
Il “G8” è formato dal soprintendente ai Beni archeologici, architettonici, artistici e paesaggistici di Caserta e Benevento, Salvatore Buonomo; il prefetto di Benevento Paola Galeone; il sindaco di Benevento Clemente Mastella; il presidente della Provincia Claudio Ricci; l’arcivescovo di Benevento Felice Accrocca; il rettore di Unisannio Filippo de Rossi; il questore di Benevento Giuseppe Bellassai; il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Puel.
Il “G8” si riunirà secondo un programma che sarà deciso da una segreteria generale che coordinerà il lavoro del Gruppo nei successivi appuntamenti ai quali ogni vertice istituzionale delegherà un referente. La presidenza del “G8” sarà affidata ogni anno a un diverso ente partecipante.