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UN EURO A STUDENTE PER SALVARE GLI AFFRESCHI

Dieci anni fa. Era il 2007, dai detriti degli scavi spuntarono gli affreschi, ormai noti in tutto il mondo come i «Sabariani». La cerimonia congiunta del ricordo della scoperta e del mancato restauro si svolge nella piazzetta che ospita, senza troppa «convinzione», l’antica cripta di epoca longobarda. Ci sono gli studenti, esponenti della società civile, tecnici e imprenditori.

«Resistete!», è il grido lanciato verso il sito archeologico. Gli affreschi lottano per la sopravvivenza, perché non si riducano in briciole. Tre anni fa l’allarme per la loro sorte. Oggi ancora silenzio sul restauro, ritenuto urgente sin dall’inizio della loro nuova vita. «Ammazzati» quasi nella culla, si cerca ora di rianimarli. Dal reparto di terapia intensiva, tra una visita e l’altra, non si è ancora riusciti a trasferire gli affreschi almeno in corsia dove praticare terapie meno convulse.

La notizia è che in soccorso dei «familiari» diretti degli affreschi in coma (Soprintendenza e Comune) arrivano i parenti, spesso considerati alla lontana. Gli studenti delle scuole cittadine sono pronti a versare un euro a testa per salvare le opere d’arte. La loro disponibilità è già contagiosa. Nel corso dell’incontro in piazza Sabariani, promosso da Rete Campus Bn nell’ambito del progetto «Città a scuola, scuola di città», i rappresentanti della Fondazione Cotroneo annunciano la loro partecipazione alla campagna di sostegno economico (la cifra messa a disposizione potrebbe raggiungere anche i 50.000 euro) ma soprattutto si dichiarano disponibili a seguire il più articolato progetto per le scuole, soprattutto a favore della conoscenza e tutela dei beni culturali. «Siamo pronti a condividere qualsiasi azione venga posta in essere per la valorizzazione della città storica e dei suoi tesori d’arte – afferma Gianraffaele Cotroneo -. Lo dico per una questione affettiva, nel caso degli affreschi, ma più in generale perché ritengo che occorra dare una svolta di mentalità e assecondare con maggiore concretezza gli sforzi della parte più responsabile e appassionata della società civile».

Appunto, la passione. La campagna «Un euro per i Sabariani» è nata nel corso del Citywatching che Rete Campus promosse con gli studenti nel maggio scorso. Pasquale Abbatiello, all’epoca alunno del liceo Giannone, salì sul tetto della cripta e propose l’idea. «Non potremmo sopportare – ora dice -, come studenti e giovani della città, che si perdano dei capolavori per l’incuria e la pigrizia delle istituzioni. Proviamo a fare qualcosa di concreto anche noi. Sono convinto che da questa prima tappa nasceranno azioni più consapevoli per la rinascita del territorio». La raccolta fondi nelle scuole ha soprattutto un grande valore simbolico. Nella attualità dell’emergenza però vanno inseriti i 50.000 euro deliberati dal Comune e facenti parte del piano di ristoro ambientale da parte di Terna per gli espropri e i lavori di elettrificazione. Sarebbero bastati secondo alcune perizie, poi la somma occorrente è lievitata.
Ricordiamo che nel piano di gestione del nascente sito Unesco «Longobardi in Italia: i luoghi del potere», si fa esplicito riferimento ad una messa in sicurezza della cripta e alla sua apertura al pubblico. Nulla di tutto questo è avvenuto in 10 anni, a parte la costruzione di una copertura provvisoria.

L’offensiva, annunciata nel decennale in piazza Sabariani, va nel segno della collaborazione con le istituzioni e non riguarderà solo il sito archeologico ma l’intero percorso medievale. «Intanto per gli affreschi – afferma l’architetto Piergiorgio Romano – potremmo anche immaginare, se le condizioni ambientali dovessero risultare a rischio, di proporre di trasferirli e musealizzarli all’interno della restaurata chiesa di Santa Teresa che è di proprietà dell’Università del Sannio».

STUDIO E RESTAURO DELLA CITTA’ MEDIEVALE
Patto Scuola-architetti-Ance-Fondazione Cotroneo

Se per gli affreschi dei Sabariani si festeggia il decennale del ritrovamento (ma anche il ricordo del mancato restauro), siamo quasi al quarantennale per i ponteggi in legno collocati al di sotto degli stupendi pontili medievali che si trovano a pochi passi dal sito archeologico e dall’Arco di Traiano.
Ponteggi che ricordano il terremoto del 1980 ma che rappresentano il simbolo del degrado in centro storico e dell’incuria permanente rispetto a una fetta di città assolutamente strategica per la valorizzazione dei suoi beni culturali.

Anche questi pontili di epoca longobarda, come gli affreschi, rientreranno nell’azione condivisa tra studenti e associazioni professionali inserita nel progetto «Città a scuola, scuola di città» promosso da Rete Campus Bn dallo scorso anno per contribuire a creare le condizioni affinché la scuola torni a essere anche un formidabile terreno di coltura della partecipazione civile e democratica. Il tentativo coinvolge dieci istituti di istruzione superiore della città e punta a «contribuire in maniera sistemica al recupero di conoscenza e di condivisione attiva del territorio e delle sue complesse dinamiche sino a trasformare i giovani in protagonisti efficaci e permanenti del vivere quotidiano». Ma anche del loro futuro che possa essere possibilmente non identificato in quel biglietto di sola andata verso altre città.

Si parte con il portare a scuola la città, la sua storia, le sue potenzialità economiche, l’attività politica, quella delle varie istituzioni, e fare in modo che la scuola contribuisca a rilanciare, a vantaggio del territorio, azioni concrete e competenti e una sana passione civile, «in un contesto fortemente condizionato da disegni strumentali e da una logica di deleghe permanenti tra l’indifferenza e la rassegnazione». Il progetto di cittadinanza attiva prevede di far crescere disponibilità meno «svogliate» da parte dei giovani studenti rispetto a quelle concesse a percorsi oltre le mura considerati quasi obbligatori e divenuti anch’essi di stucchevole routine. Gli studenti creeranno un Osservatorio permanente Scuola-territorio, con la partecipazione di rappresentanti di ogni istituto, che diventerà lo strumento operativo del progetto.

Appunto, operatività. Proprio nel giorno di cui gli studenti scioperano per una revisione del programma governativo di alternanza scuola-lavoro, da piazza Sabariani nasce un piano concreto in condominio tra studenti, specialisti, tecnici e associazioni. Riguarda la bonifica e il restauro del percorso medievale, forse l’area più degradata della città, una discarica in mezzo a pontili e reperti archeologici conficcati in ogni muro.
Un programma ambizioso ma che esplorerà opportunità del tutto nuove, anche in materia normativa. L’annuncio, nell’ambito della «cerimonia» per il decennale del ritrovamento degli affreschi longobardi. Con gli studenti, per i quali si attiveranno laboratori specifici, scendono dunque in campo l’Ance (associazione dei costruttori), la Fondazione Cotroneo, la Federarchitetti (sezione di Benevento), il pool di esperti di Rete Campus Bn, associazioni culturali, i volontari del Fai ed esponenti di movimenti ambientalisti.

«Siamo disponibili a raccogliere la sfida Potremmo puntare a un protocollo che preveda un intervento di soggetti privati in questa parte di patrimonio storico della città – spiega Mario Ferraro, presidente dell’Ance sannita -. Contribuiremo al progetto delle scuole che evidentemente è da estendere a quanti hanno a cuore le sorti della storia e della cultura di Benevento». L’Ance terrà la sua terza giornata di studio, il prossimo anno, proprio sui beni culturali, e sarà in prima linea ora nel percorso proposto da Rete Campus favorendo l’inserimento degli studenti in attività di alternanza scuola-lavoro. Stessa ipotesi operativa, con la possibilità di un concorso di idee preliminare, quella formulata dal presidente nazionale di Federarchitetti Nazzareno Iarrusso. «Avvieremo protocolli con la rete degli istituti che aderiscono al progetto – dice – facendo in modo che la formazione sui beni culturali possa avere immediatamente occasioni di applicazioni pratiche su un obiettivo che riteniamo anche noi di estrema urgenza per la città».

Via ai lavori, dunque. Entro la conclusione dell’anno scolastico sarà presentato un progetto tecnico esecutivo di sistemazione del percorso medievale e resi pubblici i risultati del lavoro degli studenti con riferimenti anche alla promozione turistica e alla toponomastica cittadina.

FORMAZIONE ALLA CITTA’ TRA TEATRO E TOPONOMASTICA
“Il teatro delle strade”

Farà parte integrante del protocollo che sarà stipulato tra scuole, Rete Campus, Federarchitetti, Ance e Fondazione Cotroneo. Sarà uno dei prodotti finali del programma annunciato in piazza Sabariani nel corso della commemorazione dei dieci anni degli affreschi. Si tratta del laboratorio creato per la conoscenza e valorizzazione della città e della sua storia attraverso la toponomastica. Sarà infatti avviato il progetto «Il teatro delle strade». Gli sudenti, con l’aiuto di storici e di registi teatrali studieranno i personaggi ai quali sono intitolate le strade del centro o delle periferie urbane e realizzeranno uno spettacolo sul campo per raccontare la storia del suo intestatario e le ragioni della scelta del Comune.

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Campus citywatching, buona la prima.

Nel mirino dei ragazzi c’è finalmente la città. E non certo per vandalizzarla, ma per scoprirla in maniera diversa e magari riuscire a curarne le ferite. Una città ritrovata da parte di quasi trecento studenti degli istituti secondari superiori che hanno avviato un percorso, promosso da Rete Campus Bn intitolato «Città a scuola, scuola di città» per una partecipazione attiva alla vita e alle problematiche del territorio.

Si sono guardati intorno in maniera consapevole, aiutati da alcuni storici, architetti ed esperti appartenenti alla rete di cittadinanza attiva, e dagli stessi docenti referenti.
Il primo Citywatching, nel quale i ragazzi si sono immersi con entusiasmo, ha consentito di puntare le loro macchine fotografiche o i cellulari su angoli affascinanti e misteriosi, ma anche su squarci di assoluto degrado.

L’esplorazione è partita da viale San Lorenzo, con prime tappe lungo il fiume Calore e dinanzi al monumento del Toro Apis e alla torre della Biffa. Quest’ultimo reperto, in epoca longobarda e nei secoli successivi era destinato alla funzione di avvistamento dei segnali premonitori di un’alluvione del Calore e riusciva nel suo compito grazie anche ai piccioni viaggiatori. Le attuali tecnologie non riuscite a imitare la «torre» nel caso della devastante alluvione del 2015. La modalità d’impatto degli studenti con l’«asse della bellezza» (l’intero centro storico), al quale era dedicata questa prima esperienza di Citywatching, è stata improntata al confronto tra la storia della città e la sua attualità.
I giovani esploratori si sono fermati nell’area dei bagni romani e nelle stradine con i resti di epoca imperiale incastonati nelle abitazioni ristrutturate, poi in piazza duomo e in piazza Orsini, nel palazzo arcivescovile, davanti agli scavi-immondezzaio dell’ex basilica di San Bartolomeo, lungo il corso Garibaldi, dinanzi all’obelisco egizio, nella piazza Sabariani sulla cripta con gli affreschi ancora da restaurare, nel reticolo di pontili medievali ormai fuori uso, all’Arco di Traiano, in piazza Piano di Corte, davanti al teatro San Nicola, intorno al complesso San Vittorino, in commemorazione dinanzi al teatro comunale, in piazza Santa Sofia e alla Rocca dei Rettori, inerpicandosi fino al tetto-terrazza.
In molti casi si sono svolte soste di riflessione durane le quali gli studenti hanno proposto anche eventuali azioni concrete da compiere per porre rimedio alle «ferite» prodotte dall’incuria e dal vandalismo, e per salvaguardare in futuro l’immenso patrimonio storico e artistico con una più diretta condivisione delle sorti del territorio.
Le scuole che hanno aderito al Citywatching, e nelle quali dal prossimo anno scolastico saranno istituiti i gruppi d’istituto dell’Osservatorio scuola-territorio, sono: liceo artistico «Virgilio»; liceo scientifico «Rummo»; liceo classico «Giannone»; liceo «de La Salle»; istituto «Galilei»; istituto «Rampone-Palmieri-Polo»; istituto «Lucarelli»; istituto «Alberti».
I risultati del Citywatching saranno pubblicati su un apposito sito (www.beneventopartecipata.org) creato per l’Osservatorio, i ragazzi protagonisti dell’esperienza inseriranno le foto scattate con allegate riflessioni e proposte. Applicheranno un bollino rosso a quelle situazioni che ritengono emergenze e il bollino verde alle altre che costituiscono delle risorse.
Un gruppo di alunni del liceo artistico ha già realizzato un film documento con immagini dell’anfiteatro sotterraneo, dei siti Santi Quaranta e Morticelli, e del rione Triggio. Un lavoro è stato anche svolto da alcuni alunni dell’istituto «Galilei».
Nel corso dell’estate, nell’ambito del «Campus solare», gli studenti si concentreranno su due azioni di lavoro pratico relative alla sistemazione di angoli artistici e storici ma problematici. A settembre scenderanno in campo per riproporre il protagonismo giovanile attivando l’Osservatorio studentesco con la collaborazione di alcuni docenti.
L’idea portata avanti da Rete Campus è quella di un «Condominio Benevento» in cui la migliore conoscenza del territorio e delle sue complesse dinamiche possa favorire pratiche virtuose di cittadinanza attiva nell’ambito del vivere quotidiano, e naturalmente una maggiore partecipazione.
Nello specifico si tenta di portare a a scuola la città, la sua storia, le sue potenzialità economiche, l’attività politica, quella delle arie istituzioni, e fare della scuola un laboratorio di rinascita di passione civile.

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Il “G8” per la cultura e i beni culturali. Unità di crisi contro il degrado di monumenti e strutture di valore storico, artistico e archeologico.

Tutte le istituzioni che hanno il compito e la responsabilità di gestire, custodire, tutelare, valorizzare e promuovere i principali beni culturali sul territorio beneventano e in alcuni importanti centri della provincia costituiranno un gruppo permanente di confronto e di azione denominato “G8-Benevento cultura”.
L’esperienza-pilota punta a creare un canale diretto di dialogo e un osservatorio integrato su uno dei settori di maggiore impatto sociale e culturale che potrebbe incidere positivamente sui destini collettivi se solo vedesse finalmente dispiegarsi un impegno costruttivo da parte di tutti. Lo stato di degrado di molti monumenti e strutture di assoluto valore storico e culturale, infatti, è un desolante diario di incuria, indifferenza e scarsa volontà progettuale. Una potenzialità inespressa e sottovalutata da decenni che ora si traduce in un vero e proprio “stato di crisi” che rischia di spegnere definitivamente le speranze di mettere a reddito e di esportare in chiave turistica la storia, l’arte e il paesaggio di questo straordinario territorio.
Sono 55 i siti archeologici, i monumenti, gli spazi di arte e cultura pubblici nella sola città, escluso quello straordinario museo a cielo aperto che sono gli angoli e le strade del centro storico pieni di reperti incastonati nei muri, di pontili medievali e reperti antichi, di palazzi storici. Un paesaggio urbano di notevole interesse storico e ambientale che va tutelato e protetto dal degrado e dalla inciviltà.
Dopo mesi di testimonianza e azione civile, spesso collegata proprio alla tutela e alla salvaguardia dei beni culturali, “Rete Campus Bn” ha sollecitato e promosso questo tentativo di percorso comune che si realizza con l’istituzione del Tavolo inter-istituzionale che si insedierà nella giornata di
LUNEDI’ 20 MARZO, ALLE ORE 16, NELLA SEDE DEL RETTORATO DELL’UNIVERSITA’ DEL SANNIO IN PIAZZA GUERRAZZI
Il “G8” è formato dal soprintendente ai Beni archeologici, architettonici, artistici e paesaggistici di Caserta e Benevento, Salvatore Buonomo; il prefetto di Benevento Paola Galeone; il sindaco di Benevento Clemente Mastella; il presidente della Provincia Claudio Ricci; l’arcivescovo di Benevento Felice Accrocca; il rettore di Unisannio Filippo de Rossi; il questore di Benevento Giuseppe Bellassai; il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Puel.
Il “G8” si riunirà secondo un programma che sarà deciso da una segreteria generale che coordinerà il lavoro del Gruppo nei successivi appuntamenti ai quali ogni vertice istituzionale delegherà un referente. La presidenza del “G8” sarà affidata ogni anno a un diverso ente partecipante.

“Cartelli umani” in soccorso dei turisti

Volontari Campus al posto della segnaletica dell’Hortus e di “Ciro”

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Se non avesse incrociato lungo il suo percorso da turista i «cartelli umani» non avrebbe mai saputo dove fosse l’Hortus Conclusus di Paladino. L’arcivescovo Felice Accrocca era uno dei tantissimi turisti che ieri pomeriggio affollavano il centro cittadino. C’erano gruppi familiari, presidenti dei Rotary Club di più regioni, e anche un centinaio di giovani studenti dell’Erasmus di ogni parte del mondo. Monsignor Accrocca era insieme ad alcuni giovani della sua ex parrocchia di Latina. Tra piazza Santa Sofia e vico Noce la «segnaletica che indicava (finalmente) la direzione di marcia verso la famosa opera realizzata da Paladino. L’arcivescovo, dopo avere apprezzato molto l’intervento del grande artista nella chiesa di Paduli, aveva espresso più volte il desiderio di visitare l’Hortus. «Cammino spesso a piedi lungo il corso ma fino a qui non mi è mai riuscito di notare indicazioni – dice il presule -. Certo la città è talmente ricca di arte e di storia che meriterebbe che tutti la conoscessero. In giornate, peraltro, come oggi, in cui il numero dei visitatori è notevole».

La segnaletica temporanea, ma utile almeno per un pomeriggio, è stata realizzata da un gruppo di volontari appartenenti a «Rete Campus Bn» che si sono collocati all’incrocio tra corso Garibaldi e Vico Noce indicando ai turisti il luogo dove si trova l’Hortus. Si sono, quindi, messi a disposizione, come guide, per accompagnare alcuni gruppi, e lo stresso vescovo, nella scoperta dell’opera di Paladino.
I «cartelli umani» hanno sostato anche all’altezza della Rocca dei Rettori per indicare la direzione di marcia verso la mostra del dinosauro Ciro. Quindi proprio dinanzi alla sede della Soprintendenza al viale degli Atlantici dove giace nel’anonimato il reperto dell’era jurassica più famoso al mondo. Un vero scandalo al quale da anni, nonostante le sollecitazioni, la Soprintendenza non pone rimedio.
Hortus e Ciro. Ecco due esempi di tesori «nascosti». Sarebbero in grado da soli di intercettare flussi turistici straordinari (per Ciro, a esempio, si riuscirebbe ad attrarre in città migliaia di studenti da tutta Italia) ma che non vengono sfruttati. La segnaletica dei monumenti cittadini risale a 40 anni fa, quasi scomparsa ormai quella turistica in generale. Per rifarla servirebbero poche migliaia di euro, eppure si attendono progetti straordinari come quelli di «Cultura in movimento», per milioni di euro, che non hanno alcuna possibilità di realizzazione.
«Rete Campus» lancia la proposta alle associazioni di creare gruppi di «cartelli umani» diffusi sul territorio urbano per indicare, almeno nei weekend, la posizione dei principali monumenti della città.

Progetto A.M.A. – La memoria degli altri

Azioni di sostegno per i malati di Alzheimer e per i loro familiari

Frutto dello studio e del lavoro del gruppo tematico di “Rete Campus” dedicato all’accoglienza, ai servizi e alla dignità della persona, è stato redatto, approvato e presentato il progetto A.M.A. “La memoria degli altri” che punta a stabilire un punto di riferimento sul territorio per azioni di sostegno ai malati di Alzheimer e alle loro famiglie. Sono almeno 800 in tutto il Sannio gli anziani colpiti da questa patologia, 300 nella sola città di Benevento. Mancano strutture dedicate, centri diurni di assistenza. Con il progetto A.M.A. finanziato da un bando Cesvob e costruito dalla sinergia operativa tra Simposio immigrati, patronato Acli, Aido e Progetto Vita, attraverso operatori aderenti a “Rete Campus”, e grazie ai contributi di Asl e Comune, contribuirà a favorire una migliore assistenza ai malati ma soprattutto sostegno e vicinanza ai familiari (Cafè Alzheimer e sportello Alzheimer) e formazione medico-scientifica alle operatrici (spesso badanti) che affrontano e affronteranno con sempre maggiore frequenza l’esperienza di assistenza agli anziani colpiti dalla patologia.

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“Campus…Conclusus est”: riecco la magia dell’Hortus segreto

Due giorni e quel “bosco” nascosto a lato dell’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino è diventato il ventesimo, e assolutamente non secondario, spazio teatrale della città. Era nato per questo ma da palcoscenico quell’arena del” cavallo splendente”, simbolo della città, quasi pari all’Arco di Traiano, si era trasformata in ricettacolo di verde e di sporcizia.

L’operazione Campus Conclusus

Così giovani, adulti, anziani e migranti si sono ritrovati a condividere due giorni di impegno fisico per risistemare lo spazio artistico voluto e ideato da Paladino. Un centinaio coloro che hanno risposto all’iniziativa promossa da “Rete Campus Bn” partecipando alle due sessioni di lavoro durante le quali, a significare lo stesso scopo del “cantiere”, pause artistiche con performance di attori e musicisti.
Sono stati effettuati i seguenti interventi: disboscamento dell’area; rimozione dei detriti e del terriccio; dissotterramento delle radici di alberi e piante selvatiche; taglio in profondità dei possenti tronchi; risistemazione di alcuni metri quadri di pavimentazione rimossa nelle operazioni di bonifica del sottosuolo; pulizia generale; ricostruzione della scenografia dei basoli; creazione della platea con la sistemazione delle panche per gli spettatori.
Criticità e manutenzione: rilevati, nel corso dei lavori, problemi legati alla crescita incontrollata delle radici che hanno invaso l’arena e potrebbero avere compromesso la stabilità del muro che si affaccia su via Annunziata. Necessita una verifica da parte dell’Ufficio tecnico comunale e forse l’intervento dei vigili del fuoco per mettere in sicurezza la parete esterna. Nei prossimi giorni sarà versato del diserbante.

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Gli scenari

Ora l’arena è perfettamente fruibile. Negli anni, questo bene, di proprietà del Comune, era stato concesso in uso all’Università del Sannio. “Rete Campus” ha immaginato l’intervento di bonifica appena effettuato come una esperienza di responsabilità civica e di cittadinanza attiva, premettendo però che si batterà perché lo spazio ritrovato venga utilizzato esclusivamente secondo la sua destinazione di origine. Circa la gestione è auspicabile che si apra un confronto con il Comune (già annunciato dall’assessore competente) sulla più generale e complessa questione della tutela e valorizzazione dell’Hortus Conclusus, come concordato con il Maestro Paladino.
Si ritiene necessario il restauro della parte dedicata alle installazioni artistiche, la redazione di un regolamento e un disciplinare per la gestione dell’intero complesso, il potenziamento del settore di vigilanza, l’istituzione del biglietto a prezzo simbolico, sistema di videosorveglianza, il decreto di riconoscimento della funzione di pubblici ufficiali per i custodi. In tema di valorizzazione e di accoglienza dei flussi di visitatori necessario realizzare indicazioni turistiche esterne e tabelloni con mini-guida dell’opera di Paladino.
Per l’arena appena recuperata (inaugurarla intanto con uno spettacolo nell’ambito della imminente Città Spettacolo) “Campus” ripropone l’urgenza di un regolamento per l’uso dei beni comuni. La scelta circa il futuro dell’arena potrebbe essere affidata a un concorso di idee. Dare però priorità alle scelte che ne facciano uno spazio condiviso tra le realtà artistiche, con stagioni teatrali ed eventi musicali. Sullo sfondo l’ipotesi di esperienze artistiche rivolte anche ai bambini e a sperimentazioni nel campo della scenografia.

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Campus Conclusus. Pulizia dell’Hortus e ripristino dell’arena degli spettacoli

copertina1.2.1 La recente ricognizione sulle condizioni in cuiversa l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino, e la verifica dello stato di abbandono in cui versa l’opera, in particolare l’arena retrostante creata per tenere rappresentazioni teatrali, spettacoli e concerti, ha spinto Rete “Campus Bn” a promuovere un’azione di bonifica, aperta al contributo di tutti, affinché si possa ripristinare l’agibilità degli spazi e restituirli alla loro missione.

L’iniziativa, intitolata “Campus Conclusus” si svolgerà giovedì 18 e venerdì 19 agosto secondo i seguenti orari: 9-13 e 16-19.30.

Durante l’opera di pulizia, artisti e operatori culturali potranno intervenire portando il loro contributo originale attraverso la costruzione di una “colonna sonora” fatta di musica, recitazione e performance. Si rappresenterebbe così, anche plasticamente, il senso del progetto di risanamento dello spazio che punta a farlo diventare “palcoscenico” emblematico delle ambizioni della città.

Chiunque, munito di attrezzi e di buona volontà, potrà aderire all’iniziativa che rientra nel programma “Campus solare” durante il quale si svolgono incontri formativi, momenti di confronto, azioni concrete e di sensibilizzazione.

La bonifica dello spazio pubblico è l’ennesimo tentativo di applicare il modello di partecipazione e di cittadinanza attiva alle strategie di tutela e valorizzazione dei beni culturali nel segno di un “Rinascimento cittadino”, chiesto anche da Paladino, che veda l’arte e la cultura al centro di una più generale pianificazione dello sviluppo territoriale, con il coinvolgimento di protagonisti di assoluto prestigio, operatori locali e semplici cittadini.

A conclusione delle giornate di lavoro di “Campus Conclusus” i partecipanti si fermeranno per un breve scambio di idee sull’esperienza fatta e sulle prospettive di impegno responsabile al servizio del bene comune.

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