“G8-Cultura” per l’emergenza beni culturali. Conoscere, tutelare, valorizzare e promuovere i tesori della città.

CAMPUS G8 - icona2Si è costituito formalmente il “G8 – Cultura Benevento” al quale aderiscono il soprintendente di Caserta e Benevento Salvatore Buonomo, il prefetto di Benevento Paola Galeone, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente della Provincia Claudio Ricci, l’arcivescovo Felice Accrocca, il rettore dell’Università del Sannio Filippo de Rossi, il questore Giuseppe Bellassai e il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Puel. Tutti questi vertici istituzionali, presenti all’incontro di insediamento, si sono confrontati sulle varie realtà legate ai beni culturali, alla loro gestione, tutela, valorizzazione e promozione, concordando sulla urgenza di un’azione congiunta e sinergica permanente e condivisa.
L’iniziativa del “G8” è stata promossa da Rete Campus Bn. Nel corso del primo confronto si è discusso d progettualità per promuovere il territorio nel suo complesso, partendo dalla necessità di far conoscere, in maniera competente, le eccellenze e le altre strutture di carattere archeologico, artistico e architettonico innanzitutto ai cittadini e alle stesse istituzioni. “Non ci si può fermare, in materie come la difesa del patrimonio culturale – è stato detto – in mancanza di risorse economiche. Servono strategie di finanza alternativa, oltre all’utilizzo coerente delle poche disponibilità esistenti”.
La qualità della vita sarà il parametro di ogni azione che, a partire dalla cultura e dall’innalzamento del livello di conoscenza, si intende raggiungere.
Al Tavolo hanno preso parte anche l’assessore alla cultura del Comune Oberdan Picucci, il capogabinetto della Prefettura Mara De Feo, il vicario episcopale per la Cultura, Mario Iadanza, il dirigente della Provincia Antonio De Lucia, il dirigente del Centro operativo della Soprintendenza Gerardo Marucci e il comandante regionale del Nucleo Carabinieri per la tutela de patrimonio culturale Giampaolo Brasili.
Il “G8” ha deciso, intanto, di affidare il coordinamento del Gruppo, ogni sei mesi, a una istituzione diversa e di creare una segreteria generale. Il Gruppo si riunirà al massimo livello ogni tre mesi e, ogni anno, in primavera in occasione di un evento alla presenza di un grande protagonista dell’arte o della cultura.
Una sezione del “G8” viene dedicata al rapporto con il mondo della scuola e del volontariato culturale e sociale. Gli eventi promossi dai vari enti o istituzioni potranno avere il patrocinio morale e di garanzia del “G8”. In materia di promozione culturale e turistica il Gruppo sarà allargato all’Ufficio scolastico provinciale, all’Aretur, a Confindustria, agli enti con i quali si stabiliranno rapporti e incroci funzionali. Particolare contributo al funzionamento del coordinamento generale sarà offerto da esponenti del mondo del volontariato e della cittadinanza attiva.
Uno dei massimi obiettivi strategici sarà la redazione del “Puc Cultura”, un piano urbano di intervento e valorizzazione dei beni culturali.

 

Senza soffermarsi sugli slogan, tra i quali il sempreverde “il futuro nella storia”, sembra giunto il tempo di affrontare, in termini di produttività, il tema del patrimonio culturale della città e del Sannio, in una concezione dinamica e con spirito di condivisione. Dunque non sembri irriverente parlare da subito di ”export” della storia, in direzione innanzitutto di noi stessi, quindi dei potenziali fruitori esterni.
Questo obiettivo prevede una serie di condizioni che potremmo sintetizzare in una filiera che parta dalla formazione e conoscenza del prodotto da proporre; prosegua con la tutela, manutenzione e gestione sapiente; si articoli in un progetto di comunicazione e di marketing; quindi si completi con un’accoglienza professionale dei “consumatori”. Se questa catena si inceppasse in qualche passaggio non si otterrebbe il risultato di valorizzare, in chiave di civiltà e di attrazione turistica, il ricco patrimonio artistico e monumentale di Benevento.
Un’altissima percentuale di abitanti, purtroppo, è poco informata sui beni culturali di cui dispone la città, troppe poche persone, in Italia e nel mondo, ne conoscono l’unicità storica e culturale. Emblematico l’esempio dell’Hortus Conclusus che fa più notizia per la pessima cura e manutenzione che per il suo intrinseco e assoluto valore artistico, infatti è inserito nell’elenco dei cento “tesori” d’arte più nascosti d’Italia.
Altro grave esempio di “analfabetismo produttivo” in materia di beni culturali, la scarsa attenzione posta, nonostante siano trascorsi oltre sei anni dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità, nei confronti del complesso monumentale di Santa Sofia che continua a mostrare segni di degrado e scarso appeal. Situazione aggravata dalle incertezze legislative (in particolare quelle legate alla sopravvivenza delle Province), per la insufficienza di fondi e personale a disposizione.

Solo due dei tanti esempi di quanto sia divenuto urgente affrontare in maniera sistemica l’argomento legato alla tutela e alla gestione dei beni culturali. Di fronte anche al vandalismo crescente, la difficile opera di vigilanza, il mancato coordinamento tra gli enti nell’impostare strategie condivise, lo scarso senso del bene comune nonostante gli sforzi dell’associazionismo. Di conseguenza anche episodi di notevole gravità, legati ad azioni vandaliche, o l’evidenziarsi di fenomeni evidenti di incuria e trascuratezza (ultimi casi quelli dell’Hortus Conclusus, l’Arco di Traiano e la “pipì Unesco” nella fontana di piazza Santa Sofia) finiscono quasi per essere derubricati a semplici curiosità di giornata. Cresce, allora, l’esigenza di mettere insieme responsabilità, competenze e sensibilità diverse che convergano su obiettivi comuni e strategie partecipate.

Insieme per l’arte e la cultura
La cittadinanza attiva può rappresentare, in questo senso, un valore aggiunto nel percorso di recupero di identità territoriale. “Rete Campus Bn” raccoglie duecento cittadini, rappresentanti del mondo delle professioni, della scuola, dell’Università, dell’arte, della cultura, dell’associazionismo (35 le realtà rappresentate). In due anni, attraverso commissioni di studio, gruppi di lavoro e laboratori di esperienze attive, si è rivelato un vero “incubatore di partecipazione”. Si pone il compito di fare crescere una coscienza civica e una diversa consapevolezza dell’”abitare” un territorio, superando l’egoismo delle sigle e contribuendo ad accorciare le distanze tra problemi e istituzioni. Lavora su tre precisi filoni tematici: partecipazione, legalità e democrazia; dignità della persona e servizi di sostegno sociale e sanitario; economia al servizio delle idee, cultura e turismo.
Nello specifico Rete Campus è impegnata a favorire l’istituzione per la prima volta di un “Tavolo” inter-istituzionale, una sorta di “G8” dei Beni culturali, che avvii percorsi integrati, di consapevolezza e di applicazione, che possano valorizzare, anche in funzione di sviluppo territoriale, il patrimonio di arte e di cultura della città.

Lo scenario
Benevento e la sua provincia, nell’ambito delle realtà del Mezzogiorno d’Italia, rappresentano un territorio tra i più antichi d’Italia, che può vantare stratificazioni archeologiche uniche al mondo, incroci di civiltà diverse con testimonianze che fanno da scenario all’attualità dei segni. Dal paleolitico all’età del bronzo, ai Sanniti, all’epoca imperiale, ai longobardi allo stato pontificio, fino ai nostri giorni. Un percorso straordinario nella cui “narrazione” sono impegnati, attraverso le rispettive competenze, più enti di gestione ai quali viene chiesto di contribuire a disegnare piani di utilizzo produttivo dei beni culturali.
Registriamo, invece, che l’unico studio di sviluppo turistico della città è fermo in qualche cassetto del Comune da oltre cinque anni; da quarant’anni non viene realizzata la segnaletica turistica; i continui scavi archeologici spesso non lasciano una scia pubblica di conoscenza e di fruibilità; molti siti mostrano evidenti segni di degrado; dei 28 teatri e spazi teatrali esistenti in città (un autentico record mondiale) pochissimi sono aperti al pubblico nonostante la crescita di produzioni artistico-culturali da parte di singoli, associazioni e istituti di alta formazione.
Ecco perché si può parlare di emergenza, di mobilitazione e quasi di una sorta di Unità di Crisi.

Il confronto
Al “Tavolo” siedono i vertici di Prefettura, Comune, Provincia, Soprintendenza, Arcidiocesi, Università del Sannio, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato. Ognuna di queste istituzioni rappresenta un tassello del più generale sistema di gestione e tutela dei beni culturali. Solo insieme, però, potranno contribuire concretamente a realizzare un sistema organico di tutela, valorizzazione e promozione dello straordinario patrimonio culturale esistente a Benevento.

Prefettura
Detiene la titolarità, in quanto ministero dell’Interno, di una parte consistente del complesso Unesco, la straordinaria chiesa di Santa Sofia e il suo campanile. Il resto del sito (chiostro e museo) è di proprietà della Provincia. La curia diocesana ha competenza per l’utilizzo a fini pastorali e liturgici della chiesa che comunque andrebbe ulteriormente consolidata e restaurata.

Soprintendenza
La recente riforma ha visto l’accorpamento delle precedenti Soprintendenze ai beni archeologici e ai beni architettonici, culturali e ambientali. Oggi il territorio beneventano fa riferimento alla Soprintendenza di Caserta. In questa fase di transizione si rischia di aggravare alcune situazioni che, nonostante gli sforzi compiuti, restano oggettivamente di grande disagio per i fruitori dei beni gestiti dall’istituzione.
Il caso del Teatro Romano è emblematico. Completamente invaso da sterpi e detriti è al centro di continui rilievi da parte di turisti e la pulizia straordinaria avviene solo grazie all’impegno di cittadini volontari. Tra qualche settimana passerà però sotto la gestione del Polo museale campano. Il complesso dell’ex convento di San Felice, sede del centro operativo della Soprintendenza, non appare nelle migliori condizioni e ospita, senza che quasi nessuno se ne accorga (manca finanche il più normale dei cartelli informativi all’ingresso) l’esposizione permanente del cucciolo di dinosauro “Ciro”, forse uno dei reperti più affascinanti al mondo che da solo potrebbe intercettare flussi consistenti di studenti da tutta Europa. Il museo Caudium e il complesso archeologico ed espositivo di Montesarchio sono “prodotti” che vanno ulteriormente valorizzati. L’Arco di Traiano mostra segni di invecchiamento e attende ulteriori campagne di restauro, oltre all’applicazione di nuovi sistemi tecnologici di salvaguardia (metro-archeologici), e soprattutto l’incremento delle strutture di vigilanza. Meritori gli interventi, associati al lancio della campagna per la valorizzazione dell’Appia antica, che, attraverso Percorsi di Luce, stanno mettendo in risalto la suggestione dei dettagli dell’Arco. Nel percorso dell’Appia il ponte Leproso andrebbe meglio valorizzato e rilanciato come monumento di assoluto valore storico.
Un discorso a parte merita l’Archivio di Stato, scrigno di documenti preziosi spesso oggetto di mostre e di eventi.

Comune
L’amministrazione comunale naturalmente è l’istituzione che, nel complesso, indipendentemente dai beni di cui è proprietaria, registra, in termini di riflessi economici e di immagine, le ricadute sul territorio delle buone o cattive pratiche di gestione dei vari siti culturali. Per suo conto è proprietaria dell’area archeologica dell’Arco del Sacramento; della galleria denominata Malies con importanti reperti medievali; dell’area archeologica dell’ex basilica di San Bartolomeo in piazza Orsini (ormai ricettacolo di immondizia); del parco archeologico e fluviale di Cellarulo (inaugurato molti anni fa e chiuso dopo una settimana); dell’area archeologica dei Santi Quaranta; dei siti storici dei Morticelli e di calata Olivella, dei principali teatri e auditorium, tra cui il Teatro Comunale, il De Simone, il San Nicola, il piccolo Libertà, il Calandra, la Spina verde, il San Vittorino (molti chiusi perché inagibili o in via di restauro); dell’Hortus Conclusus (da restaurare e a costante rischio vandalismo); di palazzo Paolo V; della chiesa artistica dell’Annunziata. Infine, della cripta dell’ex chiesa di San Marco dei Sabariani che attende la messa in sicurezza e il restauro degli importanti affreschi medievali.
Decisivo affrontare il capitolo della riapertura del cantiere e il completamento dei lavori del complesso in piazza Duomo e deciderne la destinazione d’uso. Potrebbe diventare il cuore delle politiche culturali e turistiche della città. Naturalmente tocca al Comune la cura e il decoro anche del più generale centro storico, un autentico museo a cielo aperto con i suoi vicoli ricchi di storia e di emergenze archeologiche (pontili medievali su tutti) abbandonati alle scorribande di vandali “poco informati”. E’ partito un programma di illuminazione (oltre all’Arco di Traiano e piazza Santa Sofia) di alcuni punti focali dell’attrazione culturale cittadina tra cui la facciata della cattedrale, il campanile, l’Arco del Sacramento, l’obelisco egizio e il Toro Apis.

Provincia
Il Museo del Sannio, con il chiostro di Santa Sofia (patrimonio Unesco), la storica chiesa del Santissimo Salvatore, sono solo parte della grande rete museale di proprietà della Provincia. Vi sono anche i musei Arcos, Sant’Ilario a Port’Aurea, Geobiolab, Paleolab, Musa, Rocca dei Rettori, Meg. Nel clima di incertezza creato dalla parziale riforma delle Province, l’Amministrazione ha ricevuto dalla Regione (con un fondo di dotazione specifico) il compito di gestione ordinaria delle sue strutture. Vengono pagati in pratica solo gli stipendi ai dipendenti rimasti in servizio (per l’apertura al pubblico di alcuni musei operano agenzie o cooperative) e garantite il minimo necessario di manutenzione. Non si potrà, in sostanza, intervenire per fermare il degrado del chiostro, per il ripristino del sistema di videosorveglianza del museo del Sannio disattivato da undici anni, delle guide telematiche per i turisti, ecc.

Arcidiocesi
Enorme il patrimonio storico, documentario, archeologico e artistico posseduto dall’Arcidiocesi beneventana. Oltre alle chiese, contenitori di autentici tesori (soprattutto il Duomo, San Bartolomeo, San Domenico), si segnalano la porta di bronzo Janua Maior della cattedrale, il percorso archeologico ipogeo, le Biblioteche: Capitolare (custodisce antichi messali, pergamene e codici miniati in scrittura Beneventana), “Pacca” e quella del Seminario, il Museo diocesano in via di allestimento. La cura e la gestione di questo patrimonio è affidato ora alla Fondazione Bonazzi. La valorizzazione complessiva dell’area Duomo-Orsini, con la sistemazione della piazza (da anni segno di sciatteria urbana, parcheggio e con la fontana-monumento a Papa Orsini, Benedetto XIII, a fare da anonimo spartitraffico) e la creazione di un unico polo turistico-culturale dipendono da un’azione sinergica tra enti.

Università del Sannio
L’istituzione è proprietaria di tre importanti segmenti della storia culturale e artistica di Benevento: ex chiesa di Sant’Agostino, ex chiesa di S. Teresa ed ex cappella del Collegio de La Salle. Nel primo caso si tratta di un auditorium funzionante, sede di sedute pubbliche di ateneo e di manifestazioni culturali e artistiche. Progetti di restauro in corso di definizione, uno finanziato, per le altre due strutture, che intanto rischiano l’abbandono e il degrado. Dall’Università si attende, però, la condivisione di programmi organici di salvaguardia e promozione della rete di beni culturali sul territorio grazie alle varie competenze, specie di carattere tecnologico, che consentano applicazioni tecniche e scientifiche di carattere innovativo. Altro impegno a cura dell’ateneo potrebbe essere il supporto alle iniziative di “colletta pubblica telematica” con l’ausilio di piattaforme web.

Forze dell’Ordine
Il tema della vigilanza, prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio artistico e monumentale è quanto mai attuale. La scarsa conoscenza dei tesori che si “calpestano” o nei quali ci si imbatte, inconsapevolmente porta alla tentazione di utilizzo anomalo. Così i muri della città diventano tele per i writers o per gli innamorati resistenti a sms o twitt. Quella dei graffiti e delle pareti imbrattate (ultima quella dell’Arco di Traiano) è un’autentica emergenza in città. Così come il fenomeno della “furia” sportiva incontrollata che porta ragazzi e adolescenti a scendere in campo in stadi improbabili, come nel caso di piazza Santa Sofia, area antistante l’Arco di Traiano, e piazza Sabariani. In tutti i casi le pallonate (quasi una sfida) diventano sempre più violente e progressivamente dirette verso bersagli “sensibili”, come bassorilievi dell’Arco di Traiano o la facciata-simbolo della chiesa di Santa Sofia. Più in generale i vicoli del centro storico risultano privi di controllo. Le pattuglie di vigili urbani, e le coppie di carabinieri o poliziotti di quartiere non sembrano in grado di prevenire e contrastare questa dilagante ondata di indisciplina civica. Il sistema di telecamere probabilmente va coordinato e gestito in maniera organica e utile a monitorare le aree a maggiore impatto artistico e culturale.

La nona “G”: i cittadini
Un ruolo decisivo nella cura dei beni culturali lo hanno proprio gli abitanti di Benevento. Innanzitutto nella ricerca di fonti informative per una maggiore conoscenza personale dei tesori di cui è ricca la città. Quindi il dovere di rispettarne l’esistenza, infine favorirne una corretta e crescente fruizione. La società civile, a partire dalle scuole, passando per l’azione formativa delle famiglie, delle stesse istituzioni, e per finire al ruolo decisivo dell’associazionismo culturale, deve fare la sua parte, nel grande “condominio” di città, per la tutela del decoro e la valorizzazione di ogni sua parte. Il risultato sarebbe una migliore qualità della vita ma anche l’introduzione di processi capaci di garantire sviluppo e dare ai giovani l’opportunità di condividere il rispetto e la valorizzazione della storia locale perché venga considerata tra i principali “asset” di sviluppo e in grado di offrire loro nuovi scenari occupazionali, tali da contrastarne l’esodo epocale verso altre parti d’Italia e d’Europa.

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Il “G8” per la cultura e i beni culturali. Unità di crisi contro il degrado di monumenti e strutture di valore storico, artistico e archeologico.

Tutte le istituzioni che hanno il compito e la responsabilità di gestire, custodire, tutelare, valorizzare e promuovere i principali beni culturali sul territorio beneventano e in alcuni importanti centri della provincia costituiranno un gruppo permanente di confronto e di azione denominato “G8-Benevento cultura”.
L’esperienza-pilota punta a creare un canale diretto di dialogo e un osservatorio integrato su uno dei settori di maggiore impatto sociale e culturale che potrebbe incidere positivamente sui destini collettivi se solo vedesse finalmente dispiegarsi un impegno costruttivo da parte di tutti. Lo stato di degrado di molti monumenti e strutture di assoluto valore storico e culturale, infatti, è un desolante diario di incuria, indifferenza e scarsa volontà progettuale. Una potenzialità inespressa e sottovalutata da decenni che ora si traduce in un vero e proprio “stato di crisi” che rischia di spegnere definitivamente le speranze di mettere a reddito e di esportare in chiave turistica la storia, l’arte e il paesaggio di questo straordinario territorio.
Sono 55 i siti archeologici, i monumenti, gli spazi di arte e cultura pubblici nella sola città, escluso quello straordinario museo a cielo aperto che sono gli angoli e le strade del centro storico pieni di reperti incastonati nei muri, di pontili medievali e reperti antichi, di palazzi storici. Un paesaggio urbano di notevole interesse storico e ambientale che va tutelato e protetto dal degrado e dalla inciviltà.
Dopo mesi di testimonianza e azione civile, spesso collegata proprio alla tutela e alla salvaguardia dei beni culturali, “Rete Campus Bn” ha sollecitato e promosso questo tentativo di percorso comune che si realizza con l’istituzione del Tavolo inter-istituzionale che si insedierà nella giornata di
LUNEDI’ 20 MARZO, ALLE ORE 16, NELLA SEDE DEL RETTORATO DELL’UNIVERSITA’ DEL SANNIO IN PIAZZA GUERRAZZI
Il “G8” è formato dal soprintendente ai Beni archeologici, architettonici, artistici e paesaggistici di Caserta e Benevento, Salvatore Buonomo; il prefetto di Benevento Paola Galeone; il sindaco di Benevento Clemente Mastella; il presidente della Provincia Claudio Ricci; l’arcivescovo di Benevento Felice Accrocca; il rettore di Unisannio Filippo de Rossi; il questore di Benevento Giuseppe Bellassai; il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Puel.
Il “G8” si riunirà secondo un programma che sarà deciso da una segreteria generale che coordinerà il lavoro del Gruppo nei successivi appuntamenti ai quali ogni vertice istituzionale delegherà un referente. La presidenza del “G8” sarà affidata ogni anno a un diverso ente partecipante.

Se la conosci non la…eviti

L’arte e la cultura per abitare la città – Il caso Hortus

L’arte può essere salvaguardata solo se la si conosce. La filiera funziona così: conoscenza del prodotto; gestione sapiente; puntuale trasmissione all’esterno; creazione di sistemi di tutela e di valorizzazione dei beni posseduti; organizzazione dell’accoglienza dei fruitori, interni e esterni. Se questa catena virtuosa si inceppa in qualche passaggio non si otterrà mai alcun risultato utile alla città che “ospita” siti di interesse artistico, storico e monumentale. Benevento, in questo senso, non è proprio un laboratorio di imprenditoria illuminata. Resta un problematico forziere di ricchezze male investite sul mercato.
Grave problema, allora, il fatto che un’altissima percentuale di cittadini sia del tutto disinformata sui tesori presenti sul territorio e troppo poche quelle che, in Italia e nel mondo, ne conoscano l’unicità storica e culturale. L’Hortus Conclusus, non a caso, paradossalmente, ha fatto sempre quasi più notizia per la pessima cura e manutenzione che per il suo intrinseco e assoluto valore artistico. La malcelata tentazione di questi giorni è stata, infatti, anche quella di minimizzare l’episodio della scultura restata senza testa, derubricandolo a curiosità di giornata.
Invece si tratta di questione centrale, anche per il futuro economico della città, perché intorno al caso-Hortus si muovono dinamiche che potranno determinare, se assecondate, uno sviluppo integrato del territorio. “Rete Campus” ha tenuto, proprio nel complesso artistico creato da Mimmo Paladino, un’assemblea per discutere su quanto accaduto e valutare le azioni più efficaci da compiere per contribuire a una svolta autentica nel settore della tutela dell’arte e la sua valorizzazione in termini di turismo.

Le decisioni
Viene chiesta innanzitutto la creazione di una “Unità di crisi” dei beni culturali. Si è deciso dunque di “formalizzare a Comune, Provincia, Arcidiocesi, Università e Soprintendenza la disponibilità di “Rete Campus” a favorire l’incontro tra le istituzioni per la costituzione di un tavolo permanente di consultazione e garantire così lo sviluppo di pratiche comuni di salvaguardia dell’intero patrimonio artistico cittadino”. Una sorta di “Onu dell’arte” territoriale alla quale contribuirebbero rappresentanti di 35 associazioni che operano, per i programmi relativi al più generale tema della partecipazione e della cittadinanza attiva, anche in seno a “Rete Campus”.
Nel documento conclusivo viene nuovamente chiesta al Comune “l’istituzione, come da Statuto, della Conferenza della Cultura, luogo di confronto tra l’ente e i rappresentanti della società civile e dell’imprenditoria culturale”. Inoltre c’è “l’impegno a seguire, in stretto contatto con il Maestro Paladino, l’evoluzione del progetto di restauro dell’opera e i passi necessari per giungere presto alla redazione di un disciplinare che ne garantisca cura, fruibilità e sicurezza”.

Interventi immediati
Sul fronte delle iniziative di volontariato culturale, dal canto suo, “Campus” si dichiara disposto a collaborare da subito e farsi attore di un programma di conoscenza e di promozione dell’Hortus che, nonostante il suo valore internazionale, è inserito purtroppo tra i cento tesori d’Italia che restano più nascosti. Si prevede la formazione di operatori per l’accoglienza dei visitatori dell’Hortus Conclusus, con corsi e laboratori guidati da esperti, tra i quali lo stesso Paladino. Saranno prodotte brochure con notizie dell’opera, del suo autore e del filone di arte contemporanea, la Transavanguardia, che lo caratterizza da inviare in maniera mirata alle istituzioni culturali nazionali, alle agenzie turistiche, all’Aretur (agenzia unica regionale del turismo) e soprattutto materiale informativo al servizio dei visitatori dell’opera. Si prevedono, infine, servizi volontari di supporto ai custodi, in attesa che si regolamenti ogni fase di accesso al sito culturale con la formalizzazione di un disciplinare.

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“SIAMO TUTTI PALADINO”

DOMENICA 5 FEBBRAIO 2017, ORE 11, PRESIDIO E ASSEMBLEA PUBBLICA NELL’HORTUS CONCLUSUS

“Con l’arte e la cultura non si vive”, diceva l’ineffabile ministro della Finanza. Ma senza si può morire, e certamente il futuro non riuscirebbe a intercettare forte il segnale della memoria e della identità di un popolo.
L’episodio di vandalismo o di “distrazione colposa” (entrambe forme di assassinio sociale) che ha colpito l’Hortus Conclusus, con la decapitazione di una delle statue-simbolo della magia di questo luogo, rappresenta uno dei punti più alti della sfida tra l’indifferenza e il progetto, la sciatteria e la nobiltà delle strategie, tra il fastidio delle pratiche e la scommessa di una ordinaria profezia.
Il “killer” dell’Hortus viene da lontano e speriamo non vada lontano. Bisogna combatterlo senza tregua, bloccarlo e neutralizzarne il potenziale di distruzione che porta con sé.

“Rete Campus” dichiara l’OTIUM CONCLUSUS.

  • Recuperare ogni energia civile per affrontare con coerenza e senso di responsabilità il tema della salvaguardia dei beni culturali della città e del Sannio;
  • Istituire una Unità di crisi dei beni culturali
  • Convocare i responsabili di Comune, Provincia e Soprintendenza allo stesso tavolo e affrontare in maniera definitiva tutti i nodi e le scandalose situazioni che caratterizzano il settore: Hortus, Teatro romano, chiostro di Santa Sofia, mostra su Ciro, e altre “ferite” aperte sul territorio;
  • Redigere il disciplinare per la gestione e l’utilizzo dell’Hortus.

 

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Per un nuovo protagonismo del “popolo dell’albero”

Che fine farà il “popolo dell’albero”? Avrà ricaricato le batterie per resistere fino alla prossima scenografia? L’esperienza vissuta con l’installazione del luminoso simbolo natalizio in piazza Castello, è emblematica di un clima e di un bisogno compensativo rispetto alla crisi. Un rito collettivo di passaggio nel percorso di ricerca di un più radicato senso di appartenenza.
Il timore è che questa modalità di “simpatia urbana” venga ritenuta però un fine, finanche un programma politico, e non un semplice, forse anche utile, mezzo per raccogliere la dispersione del quotidiano.
Serve una narrazione della quale il “popolo dell’albero” adesso si faccia protagonista e non semplice assuntore di dosi consolatorie di comunità. Con la stessa capacità con la quale mostra di saper convocare i suoi cittadini, quest’Amministrazione ora deve affrontare la sfida della partecipazione, che possa diventare un fattore di stabilità e non semplice “eroismo di giornata”.

Rete Campus, impegnata nella seconda sessione di lavori delle commissioni permanenti sui temi della “Democrazia e partecipazione”, “Servizi e dignità delle persone”, “Cultura, l’economia delle idee”, e “Città a scuola, scuola di città”,

CHIEDE AL SINDACO DI:

  • Chiarire eventuali ostacoli sul percorso verso il regolamento per la gestione dei beni comuni e chiede un confronto urgente tra Comune e associazioni rappresentative nei vari campi dell’impegno sociale e culturale.
  • Far conoscere, attraverso gli uffici competenti, se vi siano eventuali ostacoli normativi per avviare le procedure di indizione delle elezioni per i consigli di quartiere, perché essi diventino scuola di democrazia (Capo Il dello Statuto, art.73) e neutralizzare così la inveterata tradizione della creazione di comitati spontanei, spesso attivati a comando o strumentali a interessi di parti politiche.
  • Se siano state attivate iniziative per tradurre operativamente la promessa di una maggiore vicinanza alle problematiche delle contrade.
  • Se vi sia la volontà di procedere alla istituzionalizzazione della forma referendaria consultiva online su alcuni temi di maggiore impatto sociale (Statuto comunale, Cap IV, articoli 79, 80, 81 e 82).

SOLLECITA

  • L’istituzione (Cap. II dello Statuto, art. 74) della “Conferenza Economica Cittadina” con compiti consultivi di supporto alla programmazione e alla promozione dello sviluppo nei settori delle attività industriali, commerciali, artigianali e agricole.
  • L’istituzione della “Conferenza degli Enti e degli Operatori Culturali” per valorizzare e tutelare le risorse e i beni culturali della città, potenziare gli studi di storia locale e per il coordinamento degli interventi nel settore delle attività culturali in generale (Cap. II dello Statuto, art. 74).

Rete Campus è disponibile a contribuire fattivamente al percorso di sviluppo delle forme più significative di partecipazione attiva dei cittadini al confronto e al dibattito sulle questioni decisive per lo sviluppo di Benevento.

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28 teatri e 7 musei, l’industria dimenticata Tra progetti bocciati e i secchi a Palazzo Paolo V

28 teatri e 7 musei, l’industria dimenticata
Tra progetti bocciati e i secchi a Palazzo Paolo V

Non è un caso e neanche l’unica nota di merito di Mantova. Ma la città con la migliore qualità della vita in Italia è da anni sede del Festival della Letteratura.
Nonostante si critichi la frase: “Con la cultura non si mangia”, si fa invece di tutto per dimostrare che sia vera. Anche in una realtà che ha l’ambizione di definirsi città-cultura come Benevento, dove i progetti destinati a intercettare fondi regionali ed europei sembrano quasi una pratica secondaria da sbrigare svogliatamente.

Gli affreschi “in ammollo”
Emblematico il caso della occasione perduta (200.000 euro) per il restauro degli affreschi di piazza Sabariani, i più antichi della città, che rischiano ora di sgretolarsi sotto i colpi dell’umidità e dei vandali che occupano come campo da calcio il loro tetto. Ottenere un punteggio così basso, inferiore a quelli di tanti piccoli centri, evidentemente più concentrati sugli obiettivi, è stata oggettivamente una figuraccia. Poi si scopre che quella che sarebbe dovuta essere una proposta legata alla valorizzazione dei beni culturali in realtà era un minestrone di generiche indicazioni di eventi. Un progetto che evidentemente non rispondeva alla richiesta del bando. Dai “laboratori” di Palazzo Mosti insomma il rischio è che non riescano a emergere prodotti di qualità quasi si puntasse a finanziamenti più frutto di distribuzione di carattere politico che non della qualità espressa dalla richiesta. Un punto che dovrebbe interrogare gli amministratori.

La resa dei comodati d’uso
Anche la delibera sui teatri cittadini sembra non riesca ad evadere la precisa richiesta della Regione che porterebbe allo sblocco dei fondi per ristrutturare il Comunale, il San Nicola e completare il De Simone. La nota della Regione (protocollo n. 453065 del 4/7/2016 (4 mesi fa) chiede una “proposta programmatica” e un “programma di eventi da realizzare” che non vengono individuati. Queste “imprecisioni” nelle risposte da parte dell’ente locale rischia di ritardare, se non vanificare, anche i finanziamenti previsti relativamente alle strutture teatrali con le quali poter riavviare percorsi virtuosi e di qualità per reimpostare un piano attrattivo di carattere nazionale.
Il dissesto economico incombente per il Comune affretta, intanto, misure di cessione in comodato, e si punta su Università e Conservatorio. La prima, già proprietaria di tanti beni accantonati (chiesa di S. Teresa, auditorium Calandra, cappella De Simone), rinuncia ad acquisirne altri. Al Conservatorio, intanto, andrebbero il complesso San Vittorino e l’auditorium della Spina verde al rione Libertà. Il Comune troppo frettolosamente sceglie di liberarsi degli spazi nei quali si dovrebbe riorganizzare invece una speranza affidata soprattutto ai giovani e alla loro creatività.
La concentrazione degli spazi culturali nelle mani di particolari istituzioni, di fatto, riduce la libertà di espressione e soprattutto finisce per essere un limite all’esplorazione di nuove forme di lavoro culturale. Il Comune deve chiedere con convinzione la mobilitazione di più forze, anche del volontariato attivo e competente, e ritrovare il coraggio della pianificazione culturale guardando “politicamente” a un orizzonte di sviluppo di livello nazionale.

La svolta necessaria
La “città dei teatri” deve, come Mantova, riguardare le sue scelte strategiche. Non fosse altro per la consistenza del patrimonio strutturale esistente in città.
Elenco dei teatri e siti collegati ad attività culturali: Romano, Massimo, De Simone, Mulino Pacifico, Arena del Musa, Arco del Sacramento, Piccolo Libertà, auditorium S. Agostino, auditorium Vergineo, Biblioteca Mellusi, Biblioteca Pacca, Biblioteca Archivio di Stato (strutture operative); Comunale, auditorium Calandra, San Nicola, Spina verde, complesso San Vittorino, San Marco, Arena dell’Hortus (strutture chiuse o inagibili); cappella De Simone, ex chiesa di Santa Teresa (da ristrutturare); auditorium Giovanni Paolo II; auditorium Biblioteca Pacca, auditorium S. Gennaro, auditorium S. Maria di Costantinopoli; auditorium Sacro Cuore, sala Le Grazie (strutture di proprietà della Chiesa).
I musei: museo del Sannio, Geobiolab, Musa, Arcos, complesso San Felice (“casa” di Ciro), museo diocesano, Sant’Ilario.
A questi 27 siti e 7 musei si aggiunge naturalmente Palazzo Paolo V, da anni indicato come il simbolo della rinascita e della programmazione culturale ma che al momento, nonostante i proclami, ospita un po’ di tutto, deprivato per i prossimi dieci anni dell’intero piano terra concesso a una serie di cooperative. Ai piani superiori l’unica installazione, scambiata per opera d’arte contemporanea, sono i secchi posti sul pavimento per raccogliere l’acqua che scende dal soffitto lesionato.

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Campus e il dovere di non “sprecarci”

Documento di indirizzo dei “gruppi-obiettivo” 2016-2017

Torniamo sulle definizioni, non autorizzate, di Campus. In una fase di svolte è operazione molto utile per evitare confusioni e per rendere produttiva un’esperienza complessa come la nostra. Il dovere cioè di spenderci con armonia e non “sprecarci” magari attraverso “rovesciate spettacolari” fini a se stesse e contrarie a una coerente creazione collettiva.

Definire per vivere

Innanzitutto, siamo un incubatore di partecipazione. Prepariamo un nuovo clima di condivisione, più leggero e meno impositivo, senza sovrastrutture, in cui si possa leggere il contesto in maniera organica, salvando le autonomie e gli interessi dei singoli ma anche le loro appartenenze, ideologiche, culturali e associative.

Si evita così di proporre “analisi a fette” e offrire invece un contributo di studio integrato per dare via ad azioni che nascano da una oggettiva utilità, rispetto agli scenari presenti, per la comunità locale. Partecipazione, dunque, la parola d’ordine. Ma un partecipare consapevole, che sappia incidere sulle strutture senza strumentalizzazioni e in maniera lucida e responsabile, contrastando i progetti dannosi e contribuendo alla definizione di buone prassi di democrazia e di governo delle scelte. L’analisi del voto al Comune ci consegna, come è noto, la consapevolezza di un cantiere ancora aperto sulla strada del rinnovamento. La scelta del modello-Mastella è un passaggio quasi involontario, imposto dalla difficoltà di declinare un programma di autentico cambiamento. Mastella paradossalmente ha rappresentato l’unico “prodotto” pronto per l’uso in un clima di elaborazione faticosa e altalenante di una visione di comunità e quindi di città.

Come previsto nei mesi precedenti le elezioni, dunque, il vero campo di azione di questa nostra esperienza sono i 5 anni tra un’elezione e l’altra, quel periodo in cui la democrazia è veramente messa in panchina. La democrazia non è votare ogni cinque anni ma quello che accade tra una elezione e l’altra. La “vacanza” civica tra due tornate elettorali è il vero potere delle istituzioni che sfruttano la debolezza delle voci dal basso. Non è un caso che le iniziative di Campus siano state salutate con entusiasmo fino a quando rappresentavano una variabile suggestiva nel rapporto con la politica e viste ora come fastidioso grattacapo per quanti hanno ormai avviato la dura stagione dell’equilibrismo nella gestione del Palazzo. Già sfuma l’interesse per l’esterno, per le idee, per le esperienze di base, e torna puntuale il bisogno di “capire” a piccole dosi e con il minor numero possibile di persone. E in questo imbuto relazionale finiscono per infilarsi solo quanti si propongono per conto di o imposti da.

La città parallela

Il rischio, è vero, potrebbe essere quello di una città parallela dove si costruiscono modelli alternativi ma senza consumo reale. Sul piano della formazione alla comunità questa realtà, pur se ambigua, avrebbe il valore di contribuire a cambiare l’attuale cultura degli elettori e ristabilire la proporzione tra domanda e risposta. Ma questo avrebbe senso solo se si lottasse contestualmente per realizzare incroci vitali con le strutture di governo da cui dipendono le scelte concrete per il futuro di donne e uomini di questo territorio. Da qui l’insistenza per un piano condiviso di partecipazione, di una laboratorio autentico di democrazia (elezione dei consigli di quartiere, piazza telematica, referendum consultivi, ecc.). Le azioni simboliche e concrete fin qui prodotte, a esempio, pur se accolte con interesse, non sono riuscite a sollecitare riflessioni sulla sostanza ma solo reazioni (entusiastiche o preoccupate) sulla forma.

Interessante notare che il documento per rivendicare un modello di governo partecipato, con richiami allo statuto comunale e proposte concrete, protocollato al Comune e destinato a sindaco e capigruppo, non ha avuto alcun riscontro. E’ la conferma che, nell’immersione faticosa nei temi più propri della gestione, passano in second’ordine quelli legati alla crescita etica, politica e culturale della comunità. Eppure, come nel caso dei “cartelli umani”, certe iniziative non sono semplice provocazione ma “sdegno gentile e programmatico” che richiama a un dovere ordinario di cura della città e delle sue prospettive. La tendenza è derubricare certe iniziative a semplici dimostrazioni spettacolari, critiche generiche, invece di considerarle laboratorio di cittadinanza attiva, quindi di gestione condivisa di un territorio.

Il caso Alzheimer

Tra le iniziative intraprese, una sembra poter coniugare protesta, proposta e azione. Si tratta del progetto A.M.A. che, ponendosi come obiettivo interventi concreti a sostegno dei malati di Alzheimer e dei loro familiari, rappresenta una modalità comprensiva di tutte le caratteristiche dell’esperienza di Campus. Si è partiti dallo studio e l’analisi del fenomeno di carattere socio-sanitario, la collocazione temporale, quindi la ricerca e la definizione di un quadro oggettivo, infine l’individuazione del campo operativo e la proposta di una strategia di condivisione. Di fronte all’entità del problema, le cifre allarmanti, la carenza se non l’assenza di soluzioni, si è deciso uno spazio d’azione in cui volontariato, professionalità dedicate e capacità progettuali potessero incrociare le istituzioni per interventi mirati e funzionali non solo alle categorie interessate dal problema ma all’intero contesto sociale.

Campus, cioè, inquadrando analiticamente la complessità del territorio, la globalità delle attese inserite nella precarietà delle soluzioni, individua scenari di settore in cui portare il proprio contributo attivo, coinvolgendo le istituzioni specifiche. In questo caso Comune e Asl. Così con l’Alzheimer si svela un mondo di sofferenza e di disagio per migliaia di famiglie, la mancanza di strutture specifiche, l’approccio incerto del mondo scientifico, la scarsa qualità delle relazioni interpersonali, l’insufficienza delle politiche sanitarie e di prevenzione, l’impreparazione dei soggetti sul campo. Ma emerge la distrazione di fatto, nonostante le operazioni di facciata, sulla realtà più generale degli anziani. Il progetto A.M.A. ha, non a caso, come titolo “La memoria degli altri”, perché si recuperi quella dell’intera comunità mentre si cerca di rendere sostenibile il dramma delle famiglie di quanti l’hanno già persa.

La rete possibile

La cifra di Campus è aggregare mondi diversi ma capaci di interagire in maniera concentrica, mantenendo le caratteristiche individuali e modellandole sull’insieme. Si avvia un impegno concreto in un segmento sociale ben distinto quando esso è stato inserito in una prospettiva di bene comune, non un intervento su fette di comunità ma azione capace di incidere sulla più complessa condizione di un territorio. La rete orizzontale, così costruita, diventa funzionale a programmi unitari e non finalizzata a occupare un “angolo” della piazza nella convinzione che progressivamente possa estendersi fino a comprenderla tutta. Politica e democrazia si fondano sulla crescita di consistenza dei valori che danno senso a quell’”angolo” perché contribuisca con maggiore intensità alla costruzione dell’insieme. Non truppe di occupazione, in sostanza, ma rispetto dell’autonomia delle parti, ecco la definizione di una rete virtuosa che non replichi le regole e le convenzioni dei gruppi di appartenenza così che ognuno possa portare, senza riduzioni strumentali, il suo contributo attivo sulla scorta delle rispettive vocazioni civili.

Se l’esperienza introdotta del 2014 sta dando qualche frutto, ritengo, si debba anche al fatto che Campus non si sia strutturato secondo i canoni convenzionali di un’associazione o un movimento. Non abbiamo (ancora) formalizzato alcun tipo di struttura associativa con registrazioni, elezioni di consigli direttivi, collegi di probiviri e revisori dei conti, ma applicato una sociologia dei gruppi fondata sull’articolazione di un sistema aggregativo leggero e su una forma neo-spontaneistica dell’impegno comunitario. Ai consigli subentrano cioè i “gruppi di continuità” e i settori tematici o ambiti vengono sostituiti dai “gruppi-obiettivo”. Fino a quando questa formula funzionerà (potrebbe però rivelarsi necessario in qualche momento del percorso una diversa organizzazione) possiamo dire di avere assicurato senso e vita alla rete ma anche favorito quella che ritengo debba essere la seconda definizione da attribuire a Campus, quella di comunità di recupero per ego-dipendenti. Una esperienza, questa, che dovrebbe coinvolgerci tutti costringendoci ad ammettere continuamente di non essere autosufficienti, né migliori degli altri, tantomeno decisivi nei percorsi di vita, in quelli esistenziali e di comunità, nella considerazione e nella consapevolezza dei gesti da compiere.

Una palestra per la riabilitazione dell’idea di noi stessi e per “liberare” quelle idee straordinarie e originali che ognuno elabora e sviluppa perché possano correre verso le altre.

La campagna d’autunno

Non lasceremo cadere l’impalcatura che abbiamo posto a monte del nostro cammino, né i primi frutti dell’esperienza avviata. Tutto quello che andremo a definire per quella che chiameremo “campagna d’autunno” sarà il seguito delle emozioni vissute che si trasformeranno in progetto. Alcuni obiettivi sono emersi nel tempo, alcuni se ne aggiungono in questo arco di tempo, Provo a inquadrare in uno schema le possibilità di cammino:

– Piano partecipazione Sollecitare continuamente l’amministrazione comunale ad attuare una forma base di “governo partecipato” attuando alcuni punti strategici dello statuto e definendo, a esempio, il regolamento per l’uso dei beni comuni.

– Progetto Alzheimer Tavolo istituzionale (Comune-Asl) per lo sviluppo del progetto A.M.A. e la creazione dei punti di ascolto e di supporto, del centro diurno e stabilizzare la formazione per le badanti.

– Obiettivo TC Sta per turismo culturale. Possiamo e dobbiamo interagire con istituzioni e operatori affinché si vari il piano turistico approntato nel 2012 e mai approdato in consiglio comunale. Punto di partenza per definire un programma efficace di infrastrutture, promozione e valorizzazione dei beni artistici e culturali. Il progetto dei “cartelli umani” può proseguire come annunciato estendendolo a più zone della città.

– Operazione-Hortus Particolare riferimento sarà lo spazio di Paladino, specchio della capacità di tutela dei tesori cittadini. Ci faremo sollecitatori e garanti del suo restauro e del disciplinare di gestione comprendente anche elementi legati all’informazione per i turisti. Cani da guardia, inoltre, del futuro dell’arena da noi restituita alla sua vocazione originaria di teatro all’aperto. Intorno all’operazione-Hortus ruoteranno interventi per favorire il recupero e la valorizzazione piena di teatro romano, chiostro di Santa Sofia e altri siti.

– Teatro e Teatri. Ci faremo portavoce del desiderio condiviso di mantenere alto il livello della proposta teatrale in generale e specificatamente nell’ambito di Città Spettacolo: garantire le forze artistiche di settore e la loro ansia di trasmettere novità; proporre iniziative alla Fondazione specifica; sollecitare la ristrutturazione di tutti i 19 spazi teatrali, seguirne l’esito e fare in modo che essi vengano attribuiti in maniera equilibrata e responsabile.

– Allarmi sociali Di fronte alle reiterate denunce di escalation del fenomeno del gioco d’azzardo in città non si registrano prese di posizione da parte delle istituzioni e forze politiche. Campus ha condiviso l’unico incontro pubblico in cui furono annunciati i dati allarmanti ai quali non ci furono reazioni di sorta. Altro allarme quello delle povertà vecchie e nuove. Bisogna saperle individuare e non solo definirle con schemi superati e pretendere di darne risposte scontate e inefficaci, anche da parte di chi generosamente è impegnato in prima linea, lasciando inalterate le condizioni di emarginazione e di esclusione di larghissime fasce sociali.

– Studi e ricerche Sulle situazioni di maggiore disagio sociale potrebbero essere messe in campo alcune indagini scientifiche: sui giovani e gli scenari economici come piattaforma di analisi per strategie anche di carattere occupazionale; sulle vere povertà; sull’inquinamento e la salute per verificare l’effetto-elettrosmog nella crescita esponenziale di casi di tumore. Chiederemo una discussione in Consiglio comunale sul mancato regolamento delle antenne per la telefonia mobile, uno dei fattori più inquinanti e sospettato di una forte causalità nell’insorgenza di certi tumori.

– Ospedale da Campus Riproporre e attuare, con l’inserimento anche dei medici di Campus, la Banca del Tempo dei camici bianchi, in accordo con Ordine professionale, Asl e aziende ospedaliere. Servirà a proporre assistenza specialistica a quanti non possono permettersi visite a pagamento.

– Città “civile” Piano di solidarietà comunale attraverso l’utilizzo di giovani operatori del servizio civile nazionale assegnati alle varie associazioni e distaccati in parte per un intervento convergente stabilito dal Comune. Una task forse civica destinata a una delle questioni aperte in città per la quale tentare di portare un contributo efficace e di sostegno all’azione delle istituzioni.

– “Città a scuola, scuola di città” Individuazione di almeno tre istituti significativi nei quali organizzare un ciclo di formazione e di sperimentazione di modelli partecipativi sui temi del territorio. Saranno coinvolti, a seconda delle questioni poste, esperti e operatori impegnati nei settori specifici.

– Incontri Per il settore incontri e confronti con esperti e protagonisti nei vari campi, possibili convegni-evento su: ecologia e ambiente (arcivescovo sulla “Laudato Si’” di papa Francesco); economia sostenibile e giovani; la città dei fiumi; storia dei cinema in città; la felicità e le relazioni umane (incontro con uno dei fondatori della teoria del Fil-felicità interna lorda).