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Beni culturali e il tarlo degli egoismi istituzionali

Le risorse finanziarie, la sfida del “G8” e la fatica di camminare insieme

Esattamente un anno fa nasceva il “G8 Cultura”. Punto di equilibrio tra l’attualità (anche allora come in questi giorni fatta di episodi sconcertanti) e la storia di cammini ostinatamente non incrociati delle istituzioni in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali. L’iniziativa del Tavolo, probabilmente “subìta” più che costruita dalla condivisione dei soggetti attori, ha mostrato in realtà che i tempi per le convergenze sistematiche sui temi decisivi del territorio non sono ancora maturi. Quelli degli incursori incivili e del degrado progressivo invece lo sono a tal punto che oggi “incassano” i risultati ampiamente previsti.
Il “G8 Cultura” nacque a seguito della “decapitazione” di una delle statue di Mimmo Paladino all’interno dell’Hortus Conclusus, che resta, a un anno di distanza, sfregiata nel più generale degrado dell’opera del grande artista. Che non può essere restaurata per mancanza di fondi da parte del Comune e per l’assoluto silenzio degli imprenditori di fronte all’appello dell’Art Bonus lanciato sui siti della Soprintendenza e del Comune dove compare al momento una sola risposta, di poche centinaia di euro, che è quella degli studenti del liceo “Giannone” per il restauro degli affreschi dei Sabariani. L’art-taccagneria dei privati può essere un dato secondario, quello delle istituzioni lo è invece decisivo.
Istituzioni “taccagne” sul piano concettuale al di là della esiguità di fondi disponibili perché fondata sulla scelta delle priorità della loro azione sul territorio, nelle cui gerarchie la valorizzazione dei beni culturali, e di conseguenza delle politiche per il turismo, sono assolutamente secondarie nonostante tra le poche capaci di garantire un futuro di crescita e di sviluppo coerente e strutturale.

Le responsabilità

Di fronte a quanto accade in questi giorni in città ai danni del suo patrimonio storico, architettonico e culturale è decisivo distribuire correttamente le responsabilità che sono varie e collettive. Nel giro di poche settimane si è passati dall’auto kamikaze contro l’Arco di Traiano alla lenta operazione di ripristino del sito danneggiato, dal furto ai depositi del museo del Sannio al danneggiamento della Rocca dei Rettori. Tutto questo mentre si attende un nuovo importante flusso di turisti per il weekend pasquale, e poi per la prossima estate. I turisti continuano ad arrivare nonostante non decollino seri piani turistici (quello del Comune attende da 5 anni finanche il confronto preliminare in Commissione consiliare), visitano luoghi riconosciuti come patrimonio dell’umanità che versano in condizioni di degrado assoluto (tra tutti il chiostro di Santa Sofia) e a rischio di pericolose incursioni per mancanza di videosorveglianza (il museo del Sannio ne è privo da 12 anni e viene tutelato dal solo sistema di allarme). Gli enti locali faticano a far quadrare i bilanci, ma non si possono gestire i beni culturali giocando la carta della impotenza finanziaria. Alcune iniziative, tra l’altro, prescindono dalla consistenza delle casse comunali come nel caso della sciatteria in centro storico, denunciata da anni dalla Soprintendenza (dehors strapaesani e altre macchie di cafonìa), ma per la quale non si riesce da anni a porre rimedio.

L’ultima chiamata

Far trascorrere inutilmente l’ennesima fase di emergenza senza renderla opportunità di riflessione seria e di interventi decisivi e condivisi sarebbe gravissimo. Chiediamo alle istituzioni di autoconvocarsi attraverso il Tavolo del “G8 Cultura” e dare una risposta pubblica circa la volontà di rispondere in concreto, attraverso prime significative iniziative, alla crisi in atto sul fronte della tutela del patrimonio artistico e architettonico. Nessuno ripeta il lamento della mancanza di fondi ma ognuno trovi la forza di spendere la “moneta” dell’umiltà e dell’intelligenza creativa per affrontare pubblicamente la difficile ma straordinaria partita del “futuro nella storia”, tanto evocata ma mai giocata seriamente.

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“G8-Cultura” per l’emergenza beni culturali. Conoscere, tutelare, valorizzare e promuovere i tesori della città.

CAMPUS G8 - icona2Si è costituito formalmente il “G8 – Cultura Benevento” al quale aderiscono il soprintendente di Caserta e Benevento Salvatore Buonomo, il prefetto di Benevento Paola Galeone, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente della Provincia Claudio Ricci, l’arcivescovo Felice Accrocca, il rettore dell’Università del Sannio Filippo de Rossi, il questore Giuseppe Bellassai e il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Puel. Tutti questi vertici istituzionali, presenti all’incontro di insediamento, si sono confrontati sulle varie realtà legate ai beni culturali, alla loro gestione, tutela, valorizzazione e promozione, concordando sulla urgenza di un’azione congiunta e sinergica permanente e condivisa.
L’iniziativa del “G8” è stata promossa da Rete Campus Bn. Nel corso del primo confronto si è discusso d progettualità per promuovere il territorio nel suo complesso, partendo dalla necessità di far conoscere, in maniera competente, le eccellenze e le altre strutture di carattere archeologico, artistico e architettonico innanzitutto ai cittadini e alle stesse istituzioni. “Non ci si può fermare, in materie come la difesa del patrimonio culturale – è stato detto – in mancanza di risorse economiche. Servono strategie di finanza alternativa, oltre all’utilizzo coerente delle poche disponibilità esistenti”.
La qualità della vita sarà il parametro di ogni azione che, a partire dalla cultura e dall’innalzamento del livello di conoscenza, si intende raggiungere.
Al Tavolo hanno preso parte anche l’assessore alla cultura del Comune Oberdan Picucci, il capogabinetto della Prefettura Mara De Feo, il vicario episcopale per la Cultura, Mario Iadanza, il dirigente della Provincia Antonio De Lucia, il dirigente del Centro operativo della Soprintendenza Gerardo Marucci e il comandante regionale del Nucleo Carabinieri per la tutela de patrimonio culturale Giampaolo Brasili.
Il “G8” ha deciso, intanto, di affidare il coordinamento del Gruppo, ogni sei mesi, a una istituzione diversa e di creare una segreteria generale. Il Gruppo si riunirà al massimo livello ogni tre mesi e, ogni anno, in primavera in occasione di un evento alla presenza di un grande protagonista dell’arte o della cultura.
Una sezione del “G8” viene dedicata al rapporto con il mondo della scuola e del volontariato culturale e sociale. Gli eventi promossi dai vari enti o istituzioni potranno avere il patrocinio morale e di garanzia del “G8”. In materia di promozione culturale e turistica il Gruppo sarà allargato all’Ufficio scolastico provinciale, all’Aretur, a Confindustria, agli enti con i quali si stabiliranno rapporti e incroci funzionali. Particolare contributo al funzionamento del coordinamento generale sarà offerto da esponenti del mondo del volontariato e della cittadinanza attiva.
Uno dei massimi obiettivi strategici sarà la redazione del “Puc Cultura”, un piano urbano di intervento e valorizzazione dei beni culturali.

 

Senza soffermarsi sugli slogan, tra i quali il sempreverde “il futuro nella storia”, sembra giunto il tempo di affrontare, in termini di produttività, il tema del patrimonio culturale della città e del Sannio, in una concezione dinamica e con spirito di condivisione. Dunque non sembri irriverente parlare da subito di ”export” della storia, in direzione innanzitutto di noi stessi, quindi dei potenziali fruitori esterni.
Questo obiettivo prevede una serie di condizioni che potremmo sintetizzare in una filiera che parta dalla formazione e conoscenza del prodotto da proporre; prosegua con la tutela, manutenzione e gestione sapiente; si articoli in un progetto di comunicazione e di marketing; quindi si completi con un’accoglienza professionale dei “consumatori”. Se questa catena si inceppasse in qualche passaggio non si otterrebbe il risultato di valorizzare, in chiave di civiltà e di attrazione turistica, il ricco patrimonio artistico e monumentale di Benevento.
Un’altissima percentuale di abitanti, purtroppo, è poco informata sui beni culturali di cui dispone la città, troppe poche persone, in Italia e nel mondo, ne conoscono l’unicità storica e culturale. Emblematico l’esempio dell’Hortus Conclusus che fa più notizia per la pessima cura e manutenzione che per il suo intrinseco e assoluto valore artistico, infatti è inserito nell’elenco dei cento “tesori” d’arte più nascosti d’Italia.
Altro grave esempio di “analfabetismo produttivo” in materia di beni culturali, la scarsa attenzione posta, nonostante siano trascorsi oltre sei anni dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità, nei confronti del complesso monumentale di Santa Sofia che continua a mostrare segni di degrado e scarso appeal. Situazione aggravata dalle incertezze legislative (in particolare quelle legate alla sopravvivenza delle Province), per la insufficienza di fondi e personale a disposizione.

Solo due dei tanti esempi di quanto sia divenuto urgente affrontare in maniera sistemica l’argomento legato alla tutela e alla gestione dei beni culturali. Di fronte anche al vandalismo crescente, la difficile opera di vigilanza, il mancato coordinamento tra gli enti nell’impostare strategie condivise, lo scarso senso del bene comune nonostante gli sforzi dell’associazionismo. Di conseguenza anche episodi di notevole gravità, legati ad azioni vandaliche, o l’evidenziarsi di fenomeni evidenti di incuria e trascuratezza (ultimi casi quelli dell’Hortus Conclusus, l’Arco di Traiano e la “pipì Unesco” nella fontana di piazza Santa Sofia) finiscono quasi per essere derubricati a semplici curiosità di giornata. Cresce, allora, l’esigenza di mettere insieme responsabilità, competenze e sensibilità diverse che convergano su obiettivi comuni e strategie partecipate.

Insieme per l’arte e la cultura
La cittadinanza attiva può rappresentare, in questo senso, un valore aggiunto nel percorso di recupero di identità territoriale. “Rete Campus Bn” raccoglie duecento cittadini, rappresentanti del mondo delle professioni, della scuola, dell’Università, dell’arte, della cultura, dell’associazionismo (35 le realtà rappresentate). In due anni, attraverso commissioni di studio, gruppi di lavoro e laboratori di esperienze attive, si è rivelato un vero “incubatore di partecipazione”. Si pone il compito di fare crescere una coscienza civica e una diversa consapevolezza dell’”abitare” un territorio, superando l’egoismo delle sigle e contribuendo ad accorciare le distanze tra problemi e istituzioni. Lavora su tre precisi filoni tematici: partecipazione, legalità e democrazia; dignità della persona e servizi di sostegno sociale e sanitario; economia al servizio delle idee, cultura e turismo.
Nello specifico Rete Campus è impegnata a favorire l’istituzione per la prima volta di un “Tavolo” inter-istituzionale, una sorta di “G8” dei Beni culturali, che avvii percorsi integrati, di consapevolezza e di applicazione, che possano valorizzare, anche in funzione di sviluppo territoriale, il patrimonio di arte e di cultura della città.

Lo scenario
Benevento e la sua provincia, nell’ambito delle realtà del Mezzogiorno d’Italia, rappresentano un territorio tra i più antichi d’Italia, che può vantare stratificazioni archeologiche uniche al mondo, incroci di civiltà diverse con testimonianze che fanno da scenario all’attualità dei segni. Dal paleolitico all’età del bronzo, ai Sanniti, all’epoca imperiale, ai longobardi allo stato pontificio, fino ai nostri giorni. Un percorso straordinario nella cui “narrazione” sono impegnati, attraverso le rispettive competenze, più enti di gestione ai quali viene chiesto di contribuire a disegnare piani di utilizzo produttivo dei beni culturali.
Registriamo, invece, che l’unico studio di sviluppo turistico della città è fermo in qualche cassetto del Comune da oltre cinque anni; da quarant’anni non viene realizzata la segnaletica turistica; i continui scavi archeologici spesso non lasciano una scia pubblica di conoscenza e di fruibilità; molti siti mostrano evidenti segni di degrado; dei 28 teatri e spazi teatrali esistenti in città (un autentico record mondiale) pochissimi sono aperti al pubblico nonostante la crescita di produzioni artistico-culturali da parte di singoli, associazioni e istituti di alta formazione.
Ecco perché si può parlare di emergenza, di mobilitazione e quasi di una sorta di Unità di Crisi.

Il confronto
Al “Tavolo” siedono i vertici di Prefettura, Comune, Provincia, Soprintendenza, Arcidiocesi, Università del Sannio, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato. Ognuna di queste istituzioni rappresenta un tassello del più generale sistema di gestione e tutela dei beni culturali. Solo insieme, però, potranno contribuire concretamente a realizzare un sistema organico di tutela, valorizzazione e promozione dello straordinario patrimonio culturale esistente a Benevento.

Prefettura
Detiene la titolarità, in quanto ministero dell’Interno, di una parte consistente del complesso Unesco, la straordinaria chiesa di Santa Sofia e il suo campanile. Il resto del sito (chiostro e museo) è di proprietà della Provincia. La curia diocesana ha competenza per l’utilizzo a fini pastorali e liturgici della chiesa che comunque andrebbe ulteriormente consolidata e restaurata.

Soprintendenza
La recente riforma ha visto l’accorpamento delle precedenti Soprintendenze ai beni archeologici e ai beni architettonici, culturali e ambientali. Oggi il territorio beneventano fa riferimento alla Soprintendenza di Caserta. In questa fase di transizione si rischia di aggravare alcune situazioni che, nonostante gli sforzi compiuti, restano oggettivamente di grande disagio per i fruitori dei beni gestiti dall’istituzione.
Il caso del Teatro Romano è emblematico. Completamente invaso da sterpi e detriti è al centro di continui rilievi da parte di turisti e la pulizia straordinaria avviene solo grazie all’impegno di cittadini volontari. Tra qualche settimana passerà però sotto la gestione del Polo museale campano. Il complesso dell’ex convento di San Felice, sede del centro operativo della Soprintendenza, non appare nelle migliori condizioni e ospita, senza che quasi nessuno se ne accorga (manca finanche il più normale dei cartelli informativi all’ingresso) l’esposizione permanente del cucciolo di dinosauro “Ciro”, forse uno dei reperti più affascinanti al mondo che da solo potrebbe intercettare flussi consistenti di studenti da tutta Europa. Il museo Caudium e il complesso archeologico ed espositivo di Montesarchio sono “prodotti” che vanno ulteriormente valorizzati. L’Arco di Traiano mostra segni di invecchiamento e attende ulteriori campagne di restauro, oltre all’applicazione di nuovi sistemi tecnologici di salvaguardia (metro-archeologici), e soprattutto l’incremento delle strutture di vigilanza. Meritori gli interventi, associati al lancio della campagna per la valorizzazione dell’Appia antica, che, attraverso Percorsi di Luce, stanno mettendo in risalto la suggestione dei dettagli dell’Arco. Nel percorso dell’Appia il ponte Leproso andrebbe meglio valorizzato e rilanciato come monumento di assoluto valore storico.
Un discorso a parte merita l’Archivio di Stato, scrigno di documenti preziosi spesso oggetto di mostre e di eventi.

Comune
L’amministrazione comunale naturalmente è l’istituzione che, nel complesso, indipendentemente dai beni di cui è proprietaria, registra, in termini di riflessi economici e di immagine, le ricadute sul territorio delle buone o cattive pratiche di gestione dei vari siti culturali. Per suo conto è proprietaria dell’area archeologica dell’Arco del Sacramento; della galleria denominata Malies con importanti reperti medievali; dell’area archeologica dell’ex basilica di San Bartolomeo in piazza Orsini (ormai ricettacolo di immondizia); del parco archeologico e fluviale di Cellarulo (inaugurato molti anni fa e chiuso dopo una settimana); dell’area archeologica dei Santi Quaranta; dei siti storici dei Morticelli e di calata Olivella, dei principali teatri e auditorium, tra cui il Teatro Comunale, il De Simone, il San Nicola, il piccolo Libertà, il Calandra, la Spina verde, il San Vittorino (molti chiusi perché inagibili o in via di restauro); dell’Hortus Conclusus (da restaurare e a costante rischio vandalismo); di palazzo Paolo V; della chiesa artistica dell’Annunziata. Infine, della cripta dell’ex chiesa di San Marco dei Sabariani che attende la messa in sicurezza e il restauro degli importanti affreschi medievali.
Decisivo affrontare il capitolo della riapertura del cantiere e il completamento dei lavori del complesso in piazza Duomo e deciderne la destinazione d’uso. Potrebbe diventare il cuore delle politiche culturali e turistiche della città. Naturalmente tocca al Comune la cura e il decoro anche del più generale centro storico, un autentico museo a cielo aperto con i suoi vicoli ricchi di storia e di emergenze archeologiche (pontili medievali su tutti) abbandonati alle scorribande di vandali “poco informati”. E’ partito un programma di illuminazione (oltre all’Arco di Traiano e piazza Santa Sofia) di alcuni punti focali dell’attrazione culturale cittadina tra cui la facciata della cattedrale, il campanile, l’Arco del Sacramento, l’obelisco egizio e il Toro Apis.

Provincia
Il Museo del Sannio, con il chiostro di Santa Sofia (patrimonio Unesco), la storica chiesa del Santissimo Salvatore, sono solo parte della grande rete museale di proprietà della Provincia. Vi sono anche i musei Arcos, Sant’Ilario a Port’Aurea, Geobiolab, Paleolab, Musa, Rocca dei Rettori, Meg. Nel clima di incertezza creato dalla parziale riforma delle Province, l’Amministrazione ha ricevuto dalla Regione (con un fondo di dotazione specifico) il compito di gestione ordinaria delle sue strutture. Vengono pagati in pratica solo gli stipendi ai dipendenti rimasti in servizio (per l’apertura al pubblico di alcuni musei operano agenzie o cooperative) e garantite il minimo necessario di manutenzione. Non si potrà, in sostanza, intervenire per fermare il degrado del chiostro, per il ripristino del sistema di videosorveglianza del museo del Sannio disattivato da undici anni, delle guide telematiche per i turisti, ecc.

Arcidiocesi
Enorme il patrimonio storico, documentario, archeologico e artistico posseduto dall’Arcidiocesi beneventana. Oltre alle chiese, contenitori di autentici tesori (soprattutto il Duomo, San Bartolomeo, San Domenico), si segnalano la porta di bronzo Janua Maior della cattedrale, il percorso archeologico ipogeo, le Biblioteche: Capitolare (custodisce antichi messali, pergamene e codici miniati in scrittura Beneventana), “Pacca” e quella del Seminario, il Museo diocesano in via di allestimento. La cura e la gestione di questo patrimonio è affidato ora alla Fondazione Bonazzi. La valorizzazione complessiva dell’area Duomo-Orsini, con la sistemazione della piazza (da anni segno di sciatteria urbana, parcheggio e con la fontana-monumento a Papa Orsini, Benedetto XIII, a fare da anonimo spartitraffico) e la creazione di un unico polo turistico-culturale dipendono da un’azione sinergica tra enti.

Università del Sannio
L’istituzione è proprietaria di tre importanti segmenti della storia culturale e artistica di Benevento: ex chiesa di Sant’Agostino, ex chiesa di S. Teresa ed ex cappella del Collegio de La Salle. Nel primo caso si tratta di un auditorium funzionante, sede di sedute pubbliche di ateneo e di manifestazioni culturali e artistiche. Progetti di restauro in corso di definizione, uno finanziato, per le altre due strutture, che intanto rischiano l’abbandono e il degrado. Dall’Università si attende, però, la condivisione di programmi organici di salvaguardia e promozione della rete di beni culturali sul territorio grazie alle varie competenze, specie di carattere tecnologico, che consentano applicazioni tecniche e scientifiche di carattere innovativo. Altro impegno a cura dell’ateneo potrebbe essere il supporto alle iniziative di “colletta pubblica telematica” con l’ausilio di piattaforme web.

Forze dell’Ordine
Il tema della vigilanza, prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio artistico e monumentale è quanto mai attuale. La scarsa conoscenza dei tesori che si “calpestano” o nei quali ci si imbatte, inconsapevolmente porta alla tentazione di utilizzo anomalo. Così i muri della città diventano tele per i writers o per gli innamorati resistenti a sms o twitt. Quella dei graffiti e delle pareti imbrattate (ultima quella dell’Arco di Traiano) è un’autentica emergenza in città. Così come il fenomeno della “furia” sportiva incontrollata che porta ragazzi e adolescenti a scendere in campo in stadi improbabili, come nel caso di piazza Santa Sofia, area antistante l’Arco di Traiano, e piazza Sabariani. In tutti i casi le pallonate (quasi una sfida) diventano sempre più violente e progressivamente dirette verso bersagli “sensibili”, come bassorilievi dell’Arco di Traiano o la facciata-simbolo della chiesa di Santa Sofia. Più in generale i vicoli del centro storico risultano privi di controllo. Le pattuglie di vigili urbani, e le coppie di carabinieri o poliziotti di quartiere non sembrano in grado di prevenire e contrastare questa dilagante ondata di indisciplina civica. Il sistema di telecamere probabilmente va coordinato e gestito in maniera organica e utile a monitorare le aree a maggiore impatto artistico e culturale.

La nona “G”: i cittadini
Un ruolo decisivo nella cura dei beni culturali lo hanno proprio gli abitanti di Benevento. Innanzitutto nella ricerca di fonti informative per una maggiore conoscenza personale dei tesori di cui è ricca la città. Quindi il dovere di rispettarne l’esistenza, infine favorirne una corretta e crescente fruizione. La società civile, a partire dalle scuole, passando per l’azione formativa delle famiglie, delle stesse istituzioni, e per finire al ruolo decisivo dell’associazionismo culturale, deve fare la sua parte, nel grande “condominio” di città, per la tutela del decoro e la valorizzazione di ogni sua parte. Il risultato sarebbe una migliore qualità della vita ma anche l’introduzione di processi capaci di garantire sviluppo e dare ai giovani l’opportunità di condividere il rispetto e la valorizzazione della storia locale perché venga considerata tra i principali “asset” di sviluppo e in grado di offrire loro nuovi scenari occupazionali, tali da contrastarne l’esodo epocale verso altre parti d’Italia e d’Europa.

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Se la conosci non la…eviti

L’arte e la cultura per abitare la città – Il caso Hortus

L’arte può essere salvaguardata solo se la si conosce. La filiera funziona così: conoscenza del prodotto; gestione sapiente; puntuale trasmissione all’esterno; creazione di sistemi di tutela e di valorizzazione dei beni posseduti; organizzazione dell’accoglienza dei fruitori, interni e esterni. Se questa catena virtuosa si inceppa in qualche passaggio non si otterrà mai alcun risultato utile alla città che “ospita” siti di interesse artistico, storico e monumentale. Benevento, in questo senso, non è proprio un laboratorio di imprenditoria illuminata. Resta un problematico forziere di ricchezze male investite sul mercato.
Grave problema, allora, il fatto che un’altissima percentuale di cittadini sia del tutto disinformata sui tesori presenti sul territorio e troppo poche quelle che, in Italia e nel mondo, ne conoscano l’unicità storica e culturale. L’Hortus Conclusus, non a caso, paradossalmente, ha fatto sempre quasi più notizia per la pessima cura e manutenzione che per il suo intrinseco e assoluto valore artistico. La malcelata tentazione di questi giorni è stata, infatti, anche quella di minimizzare l’episodio della scultura restata senza testa, derubricandolo a curiosità di giornata.
Invece si tratta di questione centrale, anche per il futuro economico della città, perché intorno al caso-Hortus si muovono dinamiche che potranno determinare, se assecondate, uno sviluppo integrato del territorio. “Rete Campus” ha tenuto, proprio nel complesso artistico creato da Mimmo Paladino, un’assemblea per discutere su quanto accaduto e valutare le azioni più efficaci da compiere per contribuire a una svolta autentica nel settore della tutela dell’arte e la sua valorizzazione in termini di turismo.

Le decisioni
Viene chiesta innanzitutto la creazione di una “Unità di crisi” dei beni culturali. Si è deciso dunque di “formalizzare a Comune, Provincia, Arcidiocesi, Università e Soprintendenza la disponibilità di “Rete Campus” a favorire l’incontro tra le istituzioni per la costituzione di un tavolo permanente di consultazione e garantire così lo sviluppo di pratiche comuni di salvaguardia dell’intero patrimonio artistico cittadino”. Una sorta di “Onu dell’arte” territoriale alla quale contribuirebbero rappresentanti di 35 associazioni che operano, per i programmi relativi al più generale tema della partecipazione e della cittadinanza attiva, anche in seno a “Rete Campus”.
Nel documento conclusivo viene nuovamente chiesta al Comune “l’istituzione, come da Statuto, della Conferenza della Cultura, luogo di confronto tra l’ente e i rappresentanti della società civile e dell’imprenditoria culturale”. Inoltre c’è “l’impegno a seguire, in stretto contatto con il Maestro Paladino, l’evoluzione del progetto di restauro dell’opera e i passi necessari per giungere presto alla redazione di un disciplinare che ne garantisca cura, fruibilità e sicurezza”.

Interventi immediati
Sul fronte delle iniziative di volontariato culturale, dal canto suo, “Campus” si dichiara disposto a collaborare da subito e farsi attore di un programma di conoscenza e di promozione dell’Hortus che, nonostante il suo valore internazionale, è inserito purtroppo tra i cento tesori d’Italia che restano più nascosti. Si prevede la formazione di operatori per l’accoglienza dei visitatori dell’Hortus Conclusus, con corsi e laboratori guidati da esperti, tra i quali lo stesso Paladino. Saranno prodotte brochure con notizie dell’opera, del suo autore e del filone di arte contemporanea, la Transavanguardia, che lo caratterizza da inviare in maniera mirata alle istituzioni culturali nazionali, alle agenzie turistiche, all’Aretur (agenzia unica regionale del turismo) e soprattutto materiale informativo al servizio dei visitatori dell’opera. Si prevedono, infine, servizi volontari di supporto ai custodi, in attesa che si regolamenti ogni fase di accesso al sito culturale con la formalizzazione di un disciplinare.

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